Settore automotive, tra crisi e riorganizzazione
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Redazione Economia
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Le recenti dichiarazioni degli imprenditori del settore automotive, che attribuiscono la difficile congiuntura al rallentamento degli ordini di autoveicoli e della loro componentistica, lasciano perplessi. È evidente che vi sia una peculiare incomprensione della realtà, oppure qualcosa di più sorprendente. Infatti, mentre i conti di Stellantis in Europa nel terzo trimestre reggono, con una quota di mercato al 17,9%, il settore nel suo complesso affronta sfide significative.
L'ennesimo campanello d'allarme arriva da S&P Global Ratings, che prevede una riduzione dei profitti dell'intero comparto nei prossimi anni, accompagnata da un rallentamento della produzione automobilistica. Questo scenario porterà con sé una maggiore concorrenza sul mercato e un'ottimizzazione dell'impronta produttiva e delle scorte, all'interno di un contesto incerto.
L'Unione Europea, dal canto suo, spinge per l'espansione delle infrastrutture di ricarica, ritenendola cruciale per la transizione verso la mobilità elettrica entro il 2035. Tuttavia, questa opinione non è condivisa da tutti, poiché molti ritengono che il vero problema sia il costo elevato delle auto elettriche, ancora inaccessibili per gran parte dei consumatori. L'UE dovrebbe concentrare maggiori sforzi sulla riduzione dei prezzi e dei costi di produzione, oltre che sulle colonnine, per garantire una transizione elettrica davvero efficace.
Il mercato auto, dunque, è in crisi. Le cause sono molteplici e complesse, ma è innegabile che l'elettrificazione forzata imposta dall'Europa abbia avuto un impatto significativo. Colossi come Volkswagen, Mercedes, BMW e la stessa Stellantis, che hanno investito ingenti risorse per adeguarsi alle nuove normative, ora si trovano a dover affrontare una drammatica certezza: i licenziamenti.




