Humans.tech, la realtà di Frosinone che sfida i colossi del lavoro felice
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Redazione Economia
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Non serve necessariamente una sede milanese o un organico da multinazionale per scalare la classifica dei luoghi dove si lavora meglio, e la venticinquesima edizione del ranking “Best Workplaces Italia” – che ha raccolto le opinioni di oltre 210mila lavoratori sparsi in 415 organizzazioni – lo dimostra con un esempio concreto piantato nel cuore della Ciociaria. Tra le 75 imprese premiate secondo l’indagine condotta da Great Place to Work Italia, c’è infatti anche Humans.tech, una realtà specializzata in intelligenza artificiale e prodotti digitali su misura che, forte della sua sede a Frosinone, è riuscita a ritagliarsi un posto d’onore nel segmento dedicato alle aziende con un numero di collaboratori compreso tra i 10 e i 49. Un risultato, quest’ultimo, che la vede piazzarsi al quarto posto in una categoria dominata da Auditel, ma che soprattutto certifica come un’attenzione concreta al benessere delle persone possa rappresentare un volano competitivo capace di trascendere qualsiasi barriera geografica.
Il valore economico della fiducia, un gap da 19 punti percentuali
L’aspetto forse più rilevante dell’intera rilevazione, tuttavia, non riguarda soltanto la soddisfazione effimera dei dipendenti, ma la correlazione diretta – quasi matematica – che emerge tra il clima interno e la redditività esterna. Le aziende presenti in questa speciale graduatoria hanno fatto registrare, nel loro complesso, una crescita media dei ricavi del 20% rispetto all’anno precedente; se si getta uno sguardo al dato fornito dall’Istat per le organizzazioni italiane dell’industria e dei servizi, ci si accorge che quel增量 si ferma a un misero +1%. A unire colossi come Hilton, Cisco e Bending Spoons (rispettivamente in cima alle classifiche per dimensione) non è quindi solo il prestigio del podio, ma un elemento strutturale ben preciso: la fiducia dei collaboratori, misurata attraverso il “Trust Index”. Un indice che, per le 75 aziende premiate, si attesta all’85%, dieci punti sopra la media delle organizzazioni che pure avevano chiesto di partecipare alla selezione senza però rientrarvi, e addirittura 41 punti sopra la media nazionale.
L’eccezione ciociara in un’Italia a due velocità
La fotografia scattata da Great Place to Work Italia restituisce anche una geografia precisa del benessere aziendale, una mappa che, se da un lato premia la concentrazione, dall’altro esalta l’eccezione. Lombardia e Lazio, da questo punto di vista, fanno incetta di riconoscimenti ospitando rispettivamente il 49,3% e il 22,67% delle imprese virtuose, con una presenza massiccia del settore IT che da solo rappresenta un quarto del totale. Ed è proprio in questo contesto dominato dalla capitale che si inserisce la parabola della Humans.tech: un’azienda tecnologica radicata a Frosinone che, forte di una specializzazione nell’intelligenza artificiale e in grado di attrarre talenti anche grazie a infrastrutture fisiche di rilievo (come il recente hub di 1600 metri quadri in via Casamari), dimostra come si possa crescere velocemente senza snaturare la propria identità territoriale. Una lezione, questa, che vale anche per l’Emilia-Romagna o per quelle realtà del Sud che, seppur in numero limitato, riescono a ritagliarsi spazi di eccellenza in un panorama dominato dalle grandi ration.
Numeri e percezioni, il volto dei dipendenti “felici”
L’analisi dei dati demografici restituisce infine il profilo tipo di chi popola questi ambienti definiti “stimolanti” e “accoglienti”: la forza lavoro è equamente divisa tra generi (50% uomini, 49% donne) ma fortemente caratterizzata per generazioni, con i Millennial a fare da traino (47%) seguiti a ruota dalla Generazione X (44%). Quello che però i numeri non raccontano, e che i questionari anonimi rivelano, è la gerarchia dei valori che rende speciale un ufficio. Se si scorrono i commenti dei 210mila intervistati, ci si accorge che la retribuzione – pur essendo indicata come principale area di miglioramento (19%) – passa in secondo piano rispetto a fattori immateriali quando si deve descrivere la realtà attuale: è l’“aiuto e supporto” reciproco a fare la differenza per il 21% dei lavoratori, seguito dall’atmosfera generale (13%) e dalla collaborazione (12%), elementi che scalzano posizioni più tradizionali come la flessibilità o l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Un campanello d’allarme, semmai ve ne fosse bisogno, per quelle aziende che credono ancora che un ping pong in ufficio possa sostituire una gestione umana e orizzontale dei conflitti.




