Piazza Ovidio, la tragedia del pedone Ghelimi Layachi: investito a sette metri dalle strisce mentre il tir passava con il verde
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Redazione Interno
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I segni di gesso tracciati sull’asfalto, quelli che gli agenti della polizia locale utilizzano per fissare la geometria di una tragedia prima che tutto venga rimosso, delineavano ieri pomeriggio una traiettoria precisa, seppur fatale: partiva dal piccolo spartitraffico all’angolo con via Salomone per terminare il suo corso alcuni metri più avanti, quasi al centro della rotonda di piazza Ovidio. È lì, a circa sette metri di distanza dalle strisce pedonali—quelle regolamentate da un semaforo che scandisce il traffico pesante della zona Est di Milano—che Ghelimi Layachi, ottantunenne originario del Marocco, ha incontrato la morte. L’uomo è stato investito da un tir di diciotto metri, un mezzo imponente guidato da un autista cinquantasettenne il quale, stando a una prima, doverosa ricostruzione degli inquirenti, stava procedendo regolarmente con il verde. Erano da poco trascorse le 14.20 di martedì 17 marzo quando il conducente del veicolo, un autocarro che porta le insegne di una ditta di autotrasporti con sede a Rogoredo, si è trovato davanti all’improvviso l’anziano pedone. Il tempo di reazione, fisiologicamente umano, non è stato sufficiente per evitare l’impatto. Inutile, a quel punto, qualsiasi manovra disperata.
I soccorsi inutili e l’estrazione del da parte dei vigili del fuoco
L’allarme, scattato immediatamente, ha mobilitato i sanitari del 118 giunti sul posto con un’automedica e un’ambulanza, ma per Layachi non c’era ormai più nulla da fare. Le ferite riportate nello schiacciamento sotto le ruote del mezzo pesante erano di una gravità tale da non lasciare scampo, e i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Un compito, quello della constatazione, che ha ceduto il passo alle procedure tecniche: sul luogo dell’incidente sono infatti intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di piazzale Cuoco, i quali hanno dovuto operare con le pinze idrauliche e i cuscini sollevatori per estrarre il rimasto incastrato tra gli pneumatici e le lamiere del tir. Un intervento complesso, che ha richiesto minuti di lavoro certosino e che ha tenuto bloccato l’incrocio tra via Mecenate, via Salomone e piazza Ovidio per diverse ore, mentre il traffico della zona—nota per l’intenso flusso di mezzi diretti all’Ortomercato e alle vaste aree logistiche limitrofe—veniva deviato.
Le indagini: telecamere, test e la figura della vittima, habitué della piazza
Ora la parola passa agli investigatori del Radiomobile della polizia locale, i quali hanno avviato accertamenti a tuttotondo. Il pm di turno ha disposto il sequestro del mezzo pesante, un atto dovuto per consentire i rilievi tecnici e l’analisi del cronotachigrafo, lo strumento che registra tempi di guida e velocità del veicolo. All’autista, sconvolto e in stato di choc come spesso accade in queste dinamiche, sono stati sottoposti i test per rilevare l’eventuale assunzione di alcol o sostanze stupefacenti. Pare che non vi siano testimoni diretti dell’impatto, ma gli agenti confidano nelle telecamere di sorveglianza installate nella zona, i cui frame potrebbero rivelarsi determinanti per capire se Layachi abbia fatto un passo improvviso o se vi fossero altri fattori di distrazione. E a proposito della vittima, Ghelimi Layachi, le sue generalità sono state rese note solo successivamente. L’uomo, che risiedeva in via Porpora, nella zona tra Loreto e Lambrate, era noto ai frequentatori di piazza Ovidio. Alcuni cittadini del quartiere Forlanini lo hanno descritto come un habitué della piazzetta, in particolare dell’area vicino allo sgambatoio per cani; pare avesse l’abitudine di sedersi sulle panchine e, talvolta, di chiedere un’offerta ai passanti. Indossava inoltre degli auricolari, probabilmente utilizzati per sopperire a una ridotta capacità uditiva, un dettaglio che potrebbe aver giocato un ruolo nell’impatto, non avendo forse sentito il rombo del tir in avvicinamento.
Una giornata nera per le strade milanesi tra incidenti e feriti gravi
Quella di martedì, peraltro, è stata una giornata particolarmente funesta per la viabilità milanese. Solo poche ore prima dell’investimento di Layachi, un altro grave sinistro aveva avuto luogo in viale Belisario, nella zona di CityLife, dove una ciclista di 49 anni era stata centrata da un’auto guidata da un ottantacinquenne. In quel caso, la vettura era addirittura salita sul marciapiede, abbattendo un semaforo e riducendo in codice rosso la malcapitata, trasportata d’urgenza al Niguarda con traumi diffusi. E ancora, nella mattinata, si era registrato un altro schianto a Settimo Milanese, che aveva provocato due feriti gravi. Layachi, con la sua morte, è diventato la quarta vittima della strada a Milano dall’inizio del 2026, un elenco triste che aveva visto in precedenza la scomparsa del bodyguard Simone Bonino in corso Sempione, quella di un ex generale di brigata in via Ovada e, lo scorso 16 febbraio, di un cinquantaduenne in sella al suo scooter a Rubattino.




