Concordato preventivo e ravvedimento speciale, le novità del decreto Omnibus
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Redazione Interno
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La recente conversione in legge del decreto Omnibus ha introdotto significative novità per le partite IVA e gli autonomi che aderiscono al concordato preventivo biennale 2024-25. Tra queste, spicca il cosiddetto "ravvedimento speciale", una misura che consente di sanare omissioni dichiarative relative agli anni dal 2018 al 2022. Questa sanatoria, resa possibile grazie a un emendamento della Maggioranza, permette di pagare un'imposta sostitutiva parametrata al punteggio di affidabilità fiscale, offrendo un'opportunità unica per regolarizzare le somme evase in passato.
Il meccanismo del ravvedimento speciale prevede che i contribuenti dichiarino solo una minima parte delle somme evase, con percentuali variabili in base all'indice Isa (Indice sintetico di affidabilità fiscale). In particolare, coloro che presentano un indice Isa pari a 10 dovranno dichiarare solo il 5% delle somme evase, mentre per chi ha un indice inferiore a 3 la percentuale sale al 50%. Questa differenziazione mira a premiare i contribuenti più affidabili, incentivando al contempo una maggiore trasparenza fiscale.
La decadenza dal concordato preventivo biennale, tuttavia, comporta la perdita del beneficio del ravvedimento speciale. In altre parole, se un contribuente non riesce a perfezionare il concordato o decade dalla rateazione, non potrà più usufruire della sanatoria per gli anni 2018-2022. Questo aspetto è stato chiaramente indicato nella legge di conversione del Dl 113/2024, che specifica le cause di decadenza dal beneficio.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la retroattività del concordato preventivo, che diventa effettiva con la sanatoria tombale degli ultimi cinque anni. Questa possibilità di chiudere le porte agli accertamenti del fisco per il periodo 2018-2022, con un esborso ben più contenuto rispetto a un ordinario ravvedimento operoso, rappresenta un'opportunità significativa per le partite IVA.




