Pignataro Maggiore, il parto in casa e la telefonata al 118: Mattia non fu mai abbandonato. I genitori vogliono tenerlo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra venerdì e sabato scorsi a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, un evento destinato a rimanere impresso nella cronaca locale si è consumato tra le mura di un'abitazione e, subito dopo, lungo le strade del piccolo centro casertano. Una ragazza di sedici anni ha partorito in casa, assistita dal compagno diciannovenne; insieme, nella concitazione e nella paura di due giovanissimi di fronte a una responsabilità gigantesca, hanno poi inscenato un falso ritrovamento.

È stato il ragazzo a chiamare il 118, presentandosi come un passante che aveva udito i vagiti di un neonato abbandonato lungo la strada; una versione, quest'ultima, che ha retto lo spazio di poche ore, fino a quando i carabinieri, guidati dal maresciallo Masselli, non hanno ricostruito l'accaduto grazie anche alle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Il piccolo, a cui è stato dato il nome di Mattia, non è mai rimasto incustodito e anzi, secondo la ricostruzione, era stato ripulito e vestito prima di essere portato all'esterno.

Una differenza sostanziale che ha cambiato il senso di tutta la vicenda, spostando l'attenzione dalla crudeltà dell'abbandono allo smarrimento di due adolescenti che non si sentivano pronti a diventare genitori.

Le condizioni di salute del neonato e il ricovero

Mattia è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Santobono di Napoli, dove è arrivato ancora con il cordone ombelicale attaccato al corpo e in lieve stato di ipotermia. Subito dopo le prime cure, vista la disponibilità di un posto letto, è stato trasferito attraverso il Trasporto Neonatale di Emergenza alla Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale Cardarelli, dove i medici dell'unità operativa complessa diretta da Maria Gabriella De Luca lo hanno preso in carico.

Le sue condizioni cliniche generali, fin dalle prime ore, sono state giudicate buone: il neonato respira autonomamente, presenta una suzione sufficiente e il suo peso si aggira intorno ai due chili e mezzo. Gli accertamenti clinici, condotti secondo i protocolli, procedono senza intoppi, e gli assistenti sociali sono stati allertati sin dalle prime ore del mattino per attivare le procedure di tutela del minore, come da prassi in casi analoghi che coinvolgono genitori minorenni.

Il dietrofront dei genitori e il ruolo delle famiglie

Se inizialmente l'intenzione dei due ragazzi sembrava essere quella di non riconoscere il bambino, nelle ore successive alla diffusione della notizia si è registrata una svolta inaspettata. Secondo quanto trapelato, i genitori di Mattia avrebbero deciso di tenerlo, sostenuti in questa scelta dalle rispettive famiglie che, dopo lo smarrimento iniziale, si sono strette attorno alla coppia.

Il padre diciannovenne ha fornito false generalità ai carabinieri, un reato che si configura come simulazione, ma che secondo gli inquirenti non è stato dettato da cattiveria bensì dal panico; la posizione del ragazzo, che aveva chiamato il 118 fingendosi un estraneo, è ancora al vaglio della Procura di Santa Maria Capua Vetere e del Tribunale per i Minorenni di Napoli, che dovranno valutare anche le relazioni dei servizi sociali del comune di Pignataro Maggiore.

La comunità locale, nel frattempo, ha superato lo choc iniziale, mostrando un'ondata di solidarietà concreta: un passaparola spontaneo ha mobilitato centinaia di famiglie pronte a offrire beni di prima necessità, vestiti e culle, mentre il parroco del paese si è reso disponibile per un eventuale supporto.

Le parole di Luca Trapanese e il contesto delle gravidanze criptiche

In un clima di forte partecipazione emotiva, è intervenuto anche Luca Trapanese, ex assessore al Welfare del Comune di Napoli e oggi consigliere regionale in Campania, il quale ha scelto di leggere la vicenda in chiave positiva. Trapanese ha infatti sottolineato come, nonostante la messinscena, Mattia sia stato comunque protetto e soccorso, invitando a non giudicare la coppia di giovanissimi e anzi a ringraziarli per non aver fatto del male al bambino, sottolineando che non vanno certo giustiziati per un errore dettato dalla paura.

La vicenda di Pignataro Maggiore, per certi versi, richiama il fenomeno medico delle cosiddette "gravidanze criptiche" o "negate", una condizione rara ma documentata in cui la futura madre non è consapevole dello stato interessante fino al momento del parto o a pochi giorni da questo.

Sebbene nel caso specifico non si possa parlare di una mancata consapevolezza da parte della ragazza, essendo la gravidanza probabilmente nota ai diretti interessati, la paura e la mancanza di un supporto adeguato hanno portato a un parto in solitudine, simile a quanto accade in molte di quelle situazioni in cui il corpo non dà i segnali classici o la mente rifiuta di accettare la realtà.

Il fatto che la famiglia della sedicenne abbia dichiarato di essere all'oscuro della gravidanza aggiunge un ulteriore tassello di complessità, ponendo interrogativi sul livello di dialogo e sull'effettiva percezione dei segnali fisici che la ragazza mostrava.

La decisione finale di tenere il bambino, se confermata, segna un punto di svolta rispetto alle dinamiche di rifiuto che spesso caratterizzano questi casi, aprendo la strada a un percorso di crescita che i servizi sociali dovranno monitorare con attenzione per garantire il benessere del neonato e il supporto a due genitori ancora in fase di maturazione.

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