La Spagna minaccia il boicottaggio di Eurovision 2026 se Israele parteciperà
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il consiglio di amministrazione della radiotelevisione pubblica spagnola Rtve, riunitosi oggi, ha approvato con dieci voti favorevoli – contro i quattro contrari espressi dai consiglieri legati al Partito Popolare e un'astensione – la decisione di non partecipare all'Eurovision Song Contest 2026 qualora vi prenda parte anche Israele. La posizione di Madrid, che si unisce a quella già espressa da Islanda, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, rappresenta un'ulteriore e significativa complicazione per l'Unione Europea di Radiodiffusione (UER), l'ente organizzatore della kermesse canora in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio del prossimo anno.
La motivazione del possibile boicottaggio, come è noto, risiede nel conflitto in corso nella Striscia di Gaza, le cui drammatiche conseguenze umanitarie – con un bilancio di vittime civili che, secondo le Nazioni Unite, supera ormai le sessantacinquemila unità – hanno spinto questi Paesi a una presa di posizione inequivocabile. Essi chiedono all'UER di applicare a Israele la stessa misura di esclusione precedentemente riservata alla Russia in seguito all'invasione dell'Ucraina, stabilendo così un perentorio parallelismo tra i due scenari bellici.
La scelta spagnola, per quanto dibattuta al proprio interno, non giunge del tutto inaspettata, considerando le recenti e dure prese di posizione del governo di Pedro Sanchez sulla condotta israeliana. Tuttavia, essa segna un inasprimento formale della protesta, trasformando una minaccia politica in una delibera ufficiale dell'ente broadcaster, che è poi colui il quale deve iscrivere il proprio partecipante e sostenere i costi organizzativi della partecipazione stessa.




