Austin, sparatoria in un bar: tre morti e 14 feriti. L’Fbi: “È terrorismo, forse un’azione legata all’Iran”
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Redazione Esteri
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La notte del divertimento a Sixth Street, il cuore pulsante della movida di Austin, in Texas, si è trasformata in un bagno di sangue. Erano da poco passate le due del mattino di domenica quando un uomo a bordo di un grosso SUV ha iniziato a girare a vuoto intorno all'isolato che ospita il Buford's, un popolare birrificio all'aperto frequentato da centinaia di avventori. A un certo punto, come ricostruito dal capo della polizia Lisa Davis nel corso di una conferenza stampa, l’uomo ha acceso le frecce d’emergenza, abbassato il finestrino e aperto il fuoco con una pistola sui clienti seduti sulla terrazza e sul marciapiede antistante il locale. Subito dopo, ha parcheggiato il veicolo, è sceso impugnando anche un fucile e ha continuato a sparare indiscriminatamente contro i passanti in fuga, seminando il panico per diverse decine di metri lungo la strada.
La risposta delle forze dell'ordine è stata pressoché immediata, complice la presenza di pattuglie già dispiegate nella zona per gestire la folla del fine settimana. Gli agenti, giunti sul posto in meno di un minuto dalla prima segnalazione, hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con l' aggressore, neutralizzandolo all'incrocio successivo. Il bilancio, stando a quanto comunicato dalle autorità locali, è di tre morti — incluso il presunto autore della strage — e quattordici feriti, di cui tre versano in condizioni critiche presso gli ospedali della città. Tra le vittime, due giovani avventori del bar, la cui identità non è stata ancora divulgata in attesa della notifica ai familiari.
L'attenzione degli investigatori si è però immediatamente concentrata sul profilo dell' uccisore e sugli elementi che potrebbero averlo motivato. Identificato dalle fonti di polizia e dall'FBI in Ndiaga Diagne, un cittadino statunitense naturalizzato di 53 anni originario del Senegal, l'uomo indossava al momento dell'attacco una felpa con la scritta "Property of Allah" e, al di sotto, una maglietta che riportava i colori e i simboli della bandiera della Repubblica Islamica dell'Iran. Elementi, questi, che hanno fatto immediatamente scattare i protocolli antiterrorismo. L'FBI di San Antonio, attraverso la voce del suo direttore ad interim Alex Doran, ha confermato l'avvio di un'indagine congiunta con la task force antiterrorismo, sottolineando come "sull'individuo e all'interno del suo veicolo siano stati rinvenuti indicatori che suggeriscono un potenziale nesso con il terrorismo".
Le tracce ritrovate e il profilo dell'attentatore
I primi accertamenti, condotti anche con il supporto di organizzazioni private che monitorano l'estremismo online come il SITE Intelligence Group, hanno permesso di tracciare un ritratto più dettagliato di Diagne e delle sue intenzioni. Dalle perquisizioni nella sua abitazione e nell'auto, una SUV di grossa taglia, sono emersi un Corano e diversi telefoni cellulari, oltre ad altri indizi materiali che gli inquirenti stanno analizzando. Ma è la sua presunta attività sul web a fornire la pista più calda: secondo SITE, Diagne avrebbe più volte manifestato pubblicamente, attraverso i social network, il proprio sostegno al regime iraniano e un odio profondo verso la leadership statunitense e israeliana, in linea con la propaganda degli ayatollah. Un sentimento che, ipotizzano gli investigatori, potrebbe aver trovato un movente scatenante nei recenti attacchi condotti dagli Stati Uniti contro l'Iran. L'attentatore, inoltre, aveva un passato di piccoli precedenti penali tra New York e il Texas, e fonti vicine all'indagine riferiscono alla stampa americana di un suo storico di problemi di salute mentale.
La dinamica stessa dell'attacco, con il veicolo che compie numerosi giri intorno all'isolato prima di fermarsi, suggerisce una fase di ricognizione e preparazione. L'uomo ha fatto fuoco dapprima con una pistola semiautomatica dall'interno dell'abitacolo per poi proseguire la sua marcia omicida a piedi con un fucile, cambiando così modus operandi e aumentando esponenzialmente la capacità offensiva e il numero di potenziali bersagli. La scelta del Buford's, uno dei locali più noti del quartiere, e l'orario di chiusura, quando centinaia di persone si riversano in strada, non sembrano affatto casuali agli occhi degli agenti federali, bensì il frutto di una pianificazione volta a massimizzare il numero delle vittime.
L'ombra delle tensioni internazionali e le prime reazioni
L'ipotesi che la strage di Austin possa essere una ritorsione per le operazioni militari statunitensi contro l'Iran ha immediatamente proiettato la vicenda in uno scenario di tensione internazionale. Il fatto che l'aggressore, un cittadino americano di origine senegalese, abbia voluto simbolicamente "marchiare" i propri abiti con i segni distintivi di Teheran, rende il collegamento con la politica estera di Washington più di una semplice suggestione. Per gli investigatori, resta da accertare se Diagne abbia agito come un lupo solitario, radicalizzatosi autonomamente attraverso la propaganda online, o se vi possano essere legami, anche indiretti, con cellule o reti di supporto. Al momento, l' FBI non ritiene che l'uomo avesse complici operativi, ma la mole di dati informatici e telefonici da esaminare è enorme e potrebbe riservare sorprese.
Il presidente Donald Trump, informato dell'accaduto, segue con attenzione gli sviluppi. Parallelamente, il governatore del Texas Greg Abbott ha diramato un comunicato di tono durissimo: chiunque pensi di utilizzare il conflitto in Medio Oriente come pretesto per minacciare i texani o le infrastrutture critiche dello Stato si troverà di fronte a una risposta "decisiva e schiacciante". Parole che riecheggiano in una Sixth Street deserta e transennata, dove gli investigatori della scientifica continuano a setacciare ogni centimetro di asfalto alla ricerca di nuovi bossoli e reperti, mentre una città intera cerca di darsi una spiegazione su come un conflitto combattuto a migliaia di chilometri di distanza possa essersi materializzato all'improvviso, sotto forma di fuoco e di lamiere, davanti alla porta di un bar.




