Il giallo degli scienziati americani: morti o spariti nel nulla, Trump chiede conto all’Fbi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Che si tratti di una sequenza tragica, ma finora priva di un filo logico, oppure dell’emergere di un’inquietante regia occulta, resta un dato di fatto: negli ultimi quattro anni, un numero anomalo di menti eccelse (almeno undici secondo le ultime ricostruzioni) legate alla sicurezza nazionale è misteriosamente uscito di scena. Parliamo di un’élite ristrettissima, addetti ai lavori dei laboratori nucleari di Los Alamos, ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, esperti di radiofrequenze e astrofisici; una mortalità – o una volatilizzazione – che, se osservata in una popolazione immensa come quella statunitense, potrebbe ancora rientrare nella media statistica, ma che improvvisamente diventa "politica" quando a fare le pulci ai numeri è la Casa Bianca in persona. L’amministrazione, infatti, ha deciso di non lasciare nulla di intentato: su richiesta diretta del presidente (che ha definito la vicenda "una faccenda piuttosto seria"), l’Fbi ha ufficialmente avviato un’operazione multi-agenzia per verificare se esista un collegamento tra i vari episodi. E se qualcuno, all’estero o all’interno, stia giocando una partita sporca con i segreti tecnologici americani.

Cinque morti, sei spariti: l’inquietante elenco dei “dimenticati”

L’attenzione degli inquirenti si concentra su un mosaico di casi che si dipanano tra il 2023 e il 2026, accomunati – questa sì, una coincidenza sinistra – dall’accesso a informazioni riservate nel settore missilistico, nucleare e aerospaziale. Si va dall’astrofisico del Caltech Carl Grillmair, freddato da un proiettile davanti alla propria abitazione in California, al professor Nuno Loureiro del Mit, ucciso in casa durante una sparatoria più ampia che ha coinvolto anche l’università Brown. E poi ci sono i casi ancora aperti, quelli che alimentano i pettegolezzi da bar nei talk show a stelle e strisce: l’ingegnere della Nasa Monica Jacinto Reza, scomparsa nel nulla mentre faceva un’escursione nella foresta di Angeles; Melissa Casias e Anthony Chavez, dipendenti (lei in servizio, lui in pensione) del leggendario Los Alamos National Laboratory, entrambi volatilizzati nel 2025 lasciando le auto in garage e i cellulari sul tavolo; e infine il generale in pensione William Neil McCasland, ex numero uno dell’Air Force Research Laboratory, quel centro leggendario che secondo i complottisti custodirebbe i relitti di Roswell, svanito dalla sua casa di Albuquerque. Se a questi aggiungiamo i decessi per cause naturali (o comunque mai chiarite) di Michael Hicks e Frank Maiwald, entrambi del Jet Propulsion Laboratory, il quadro che emerge è quello di una vera e propria "decimazione" silenziosa in alcuni degli ecosistemi scientifici più protetti del pianeta.

L’ombra dell’interferenza estera e la caccia ai dossier segreti

L’ipotesi più clamorosa, ancora priva di prove ma che aleggia nei corridoi del Congresso, è quella di una possibile interferenza esterna. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che nessuna pista verrà trascurata, inclusa quella di un attacco mirato a chi detiene le chiavi della superiorità tecnologica americana. La preoccupazione è palpabile anche al Campidoglio: la Commissione di vigilanza della Camera, guidata dal repubblicano James Comer, ha avviato un’inchiesta parallela, chiedendo dossier urgenti al Pentagono, al Dipartimento dell’Energia e alla stessa Nasa. Comer, in un’intervista, ha lasciato intendere che potrebbe celarsi "qualcosa di sinistro" dietro queste sparizioni, spingendo l’acceleratore su quella che considera una questione di sicurezza nazionale. Di contro, fonti dell’intelligence si mostrano ancora caute: al momento non esiste alcuna evidenza concreta di un’azione coordinata da parte di una potenza straniera, né tanto meno di un "killer fantasma" che stalking i cervelli d’America.

Fatto o complotto? La prudenza della Nasa e il rumore dei social

Mentre l’Fbi setaccia gli archivi e tenta di ricostruire gli ultimi giorni di vita delle vittime (un lavoro complesso, considerando che in tre anni gli indizi materiali spesso si sono dispersi), le agenzie coinvolte cercano di arginare la marea di teorie che impazza sul web. La Nasa, che vede tre dei suoi uomini nella lista nera, ha rotto il silenzio con un comunicato criptico ma rassicurante: "Collaboriamo con le indagini, ma al momento nulla di ciò che riguarda l’agenzia indica una minaccia alla sicurezza nazionale". Un modo elegante per prendere le distanze dalle fantasiose piste sugli extraterrestri o dalle ipotesi di "spie russe o cinesi" che infiammano i dibattiti su X (ex Twitter). Resta il fatto che l’attuale amministrazione, pur senza gridare al lupo, ha messo in moto una macchina investigativa imponente. E quando una macchina del genere si avvia, specie in un paese iper-armato e paranoico come gli Stati Uniti, di solito significa che, anche se si trattasse solo di un tragico insieme di coincidenze, qualcuno, molto in alto, non è più disposto a lasciarle correre.

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