Midterm, l'astensione repubblicana rischia di consegnare il Congresso ai democratici

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A poco più di due settimane dal voto del 3 novembre, la fotografia che emerge dai sondaggi nazionali racconta una dinamica che va oltre il semplice confronto tra democratici e repubblicani. Il dato che colpisce non è tanto il vantaggio dell'opposizione, quanto la smobilitazione di una parte dell'elettorato che due anni fa aveva sostenuto Donald Trump.

Secondo il rilevamento Reuters/Ipsos diffuso il 19 ottobre, il tasso di approvazione del presidente è sceso al 31%, il livello più basso registrato dall'inizio del suo secondo mandato, con un calo di un punto percentuale rispetto a due settimane prima. Nello stesso sondaggio, il 47% degli elettori registrati dichiara che voterebbe per i democratici alle elezioni per il Congresso, contro il 35% che sceglierebbe i repubblicani: un divario di dodici punti, il più ampio di questo ciclo elettorale.

Il malcontento per i prezzi e il caro carburante

A pesare su questo scarto sono soprattutto le questioni economiche. Il sondaggio indica che il 68% degli americani disapprova la gestione dell'economia da parte dell'amministrazione, una percentuale che include anche una quota di elettori repubblicani.

L'aumento dei prezzi dell'energia e il costo della benzina stanno colpendo in modo particolare quelle aree rurali e suburbane che tradizionalmente votano per il partito repubblicano, trasformando il tema del carovita in un fattore capace di erodere consensi anche tra chi aveva creduto alle promesse di riduzione delle tasse e dei prezzi. In questo quadro, il malcontento non si traduce automaticamente in un entusiasmo per i democratici, ma piuttosto in una stanchezza diffusa che rischia di tenere molti elettori a casa.

Il fenomeno della "risacca rossa"

È quello che negli Stati Uniti hanno iniziato a chiamare "red undertow", la risacca rossa: un movimento sotterraneo che non porta a un'ondata democratica, ma a un riflusso dell'entusiasmo repubblicano. Le testimonianze raccolte nel Michigan sudoccidentale, una roccaforte del partito, descrivono una sorta di assenza: meno cartelli nei giardini, volontari che non si presentano alle attività di porta a porta, elettori che dichiarano di voler disertare le urne pur avendo votato due volte per Trump.

Un elettore ottantenne intervistato dal New York Times ha riassunto il sentimento con una frase secca: "Non sta dicendo cose sensate". La stanchezza riguarda anche i sostenitori meno ideologici, quelli che nel 2024 avevano scelto il candidato repubblicano per motivi legati al portafoglio e che oggi non trovano nella politica nazionale le risposte promesse.

L'allontanamento degli elettori latini

Un secondo fronte di erosione riguarda l'elettorato latino, che nel 2024 aveva registrato uno spostamento significativo verso i repubblicani. I sondaggi di questo autunno indicano un'inversione di tendenza: secondo un rilevamento NBC News/Telemundo, il 59% degli elettori latini preferirebbe che i democratici conquistassero il controllo del Congresso, contro il 35% che vorrebbe i repubblicani, e solo il 27% approva l'operato del presidente.

La delusione sarebbe legata tanto ai prezzi quanto alle politiche di contrasto all'immigrazione, percepite come un tradimento da una parte di quell'elettorato che nel 2024 aveva creduto a un messaggio di cambiamento economico. In Texas e in Florida, dove la presenza latina è più consistente, questo spostamento potrebbe risultare decisivo in diversi collegi contesi.

Il nodo della partecipazione

La partita, però, si gioca soprattutto sulla partecipazione. Un sondaggio nazionale del New York Times e della Siena University ha rilevato che il 61% degli elettori democratici si dichiara assolutamente certo di andare a votare, contro il 56% dei repubblicani. Tra gli elettori considerati più probabili, il vantaggio democratico sale a nove punti.

Non si tratta di numeri che certificano un risultato, ma di indicatori di una disparità di motivazione che in un sistema come quello americano, dove il controllo del Congresso passa per una manciata di distretti competitivi, può fare la differenza. Il voto anticipato è già iniziato in molti Stati e le regole variano da un territorio all'altro, rendendo ancora più difficile prevedere l'affluenza finale.

La posta in gioco alla Camera e al Senato

I repubblicani difendono una maggioranza risicata alla Camera, dove i democratici avrebbero bisogno di conquistare tre seggi per cambiare il segno. Al Senato, dove sono in palio 35 seggi su 100, l'opposizione dovrebbe vincerne quattro in più rispetto alla situazione attuale per arrivare a quota 51, un percorso che passa per Stati complessi come il North Carolina, il Maine e il Texas.

In questo scenario, la variabile dell'astensione repubblicana diventa centrale: se l'elettorato che nel 2024 aveva sostenuto Trump dovesse rimanere a casa in misura significativa, i democratici potrebbero ottenere la maggioranza senza necessariamente conquistare nuovi consensi, ma semplicemente capitalizzando il vuoto lasciato dall'altra parte. I sondaggi, del resto, non misurano l'intensità della delusione, ma solo la sua direzione.

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