Una sveglia per il quorum, ma il rischio è l’astensione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Domenica, si sa, è il giorno del riposo. Eppure, per chi tiene alla partecipazione democratica, l’invito è chiaro: svegliarsi in tempo per recarsi al seggio entro le 11, ora in cui verrà effettuato il primo e unico rilevamento dell’affluenza. Se a quell’ora i votanti non avranno superato il 20%, il quorum – quel muro del 50% più uno previsto dalla Costituzione – sarà già dato per irraggiungibile, lasciando i seggi in un silenzio che suonerebbe come una sconfitta per la democrazia diretta.

A lanciare l’allarme è il Comitato per il no e l’astensione consapevole, che nella sede romana ha rinnovato il suo appello. “Sono referendum inutili, che costano 300 milioni di euro”, afferma Mario Ricci, vice coordinatore nazionale del gruppo. Per loro, il quorum non è un tecnicismo, ma una garanzia costituzionale, un freno a consultazioni prive di reale sostegno popolare. Claudio Armeni, coordinatore nazionale, ribadisce che senza una partecipazione ampia, il voto perde di senso.

Ma c’è chi vede in questa battaglia un tentativo di delegittimare il processo democratico. Giorgia Meloni ha definito i referendum “una cosa interna alla sinistra”, così come il decreto sicurezza sarebbe, a suo dire, una questione di destra. “È gravissimo che un presidente del Consiglio, insieme alla seconda carica dello Stato, inviti a disertare le urne”, osserva un esponente del fronte opposto, sottolineando come il voto riguardi tutti, a prescindere dallo schieramento.

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