Moschea a Mestre, l'esposto della Lega e i conti sulla maxi-raccolta fondi: «Ombre e ambiguità»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'aveva annunciato nei giorni scorsi e, l'altro ieri, l'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint ha depositato un esposto formale "all'attenzione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Venezia". Un atto che punta dritto al cuore della vicenda legata al progetto della moschea in via Giustizia a Mestre, con particolare attenzione alla raccolta fondi avviata dall'associazione bengalese "Giovani per l'umanità" presieduta da Prince Howlader, figura di spicco della comunità bengalese cittadina.

La richiesta di accertamenti da parte delle Fiamme Gialle mira a fare luce su possibili profili di irregolarità nella gestione delle donazioni, in un contesto segnato da cifre da capogiro e da una crescente attenzione politica e mediatica sul fenomeno delle rimesse economiche verso il Bangladesh.

Le ombre sulla raccolta fondi e i bilanci mai presentati

Secondo quanto riportato, la raccolta fondi per la costruzione della contestata moschea, un progetto che prevede un investimento stimato di almeno 20 milioni di euro, sarebbe stata alimentata da donazioni cospicue, con alcune offerte che avrebbero raggiunto anche i 30.000 euro a persona. L'esposto della Cisint, tuttavia, non si concentra tanto sull'ammontare delle somme quanto sulla loro tracciabilità e sulle modalità di gestione.

L'europarlamentare ha evidenziato come dal Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), in cui l'associazione "Giovani per l'umanità" risulta iscritta come Aps, non siano disponibili i bilanci e i rendiconti delle raccolte fondi relativi agli anni successivi all'iscrizione, un adempimento obbligatorio per legge che, a quanto pare, non sarebbe stato rispettato.

La stessa Regione Veneto avrebbe già inviato una diffida all'associazione per presentare i bilanci degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 entro trenta giorni, mentre dall'associazione fanno sapere che i resoconti verranno inviati entro il termine stabilito, confermando al contempo che "tutti i bonifici sono tracciati e sono donazioni di singoli cittadini".

I numeri del "tesoro" bengalese: 107 milioni di euro in rimesse

In questo scenario si inseriscono i dati, forniti dalla Banca d'Italia, che fotografano l'entità dei flussi di denaro dalla provincia di Venezia verso il Bangladesh. Nel corso del 2025, le rimesse hanno raggiunto la cifra record di 107,908 milioni di euro, un dato che colloca il Bangladesh al primo posto tra i Paesi destinatari di questi trasferimenti, distanziando di quasi 100 milioni la seconda, le Filippine, ferme a 6,773 milioni.

Si tratta di una crescita esponenziale se si considera che nel 2005, quando la comunità bengalese residente contava circa duemila persone, il denaro che lasciava la provincia non arrivava a toccare i 400.000 euro. Già dal 2006, poi, si è registrato un vero e proprio boom con un incremento vertiginoso delle rimesse.

Le ragioni di questo crescente flusso di denaro sono da ricercarsi in diversi fattori: l'aumento della popolazione bengalese sul territorio, l'abbattimento dei costi di trasferimento grazie ai sistemi digitali e, come sottolineato da più parti, la crescita del numero di imprese gestite da cittadini bengalesi, passate da una ventina a oltre mille dagli albori del nuovo millennio ad oggi.

L'acquisto del terreno e il progetto della moschea tra varianti urbanistiche e polemiche

La storia dell'acquisto del terreno di via Giustizia da parte dell'associazione "Giovani per l'umanità" è altrettanto complessa. Il contratto preliminare risale all'aprile 2025, mentre la firma dell'atto di compravendita è avvenuta all'inizio di agosto, con un pagamento dilazionato in rate fino alla metà del 2029. Attualmente, il milione e mezzo di euro dovuto agli eredi della famiglia Rosso, ex proprietaria dell'area, non è stato ancora interamente versato. Il progetto, che prevede la costruzione di un grande centro islamico di tre piani su circa 8.000 metri quadri, necessita di una variante urbanistica che il Comune di Venezia, con il sindaco Simone Venturini, non ha per ora concesso, bloccando di fatto l'iter autorizzativo. In questo contesto di stallo, le parole del leader della comunità Prince Howlader, che aveva dichiarato "non cercate di intimorirci: noi non abbiamo paura di nessuno tranne che di Allah", hanno acceso ulteriormente il dibattito sulla gestione del progetto e sulla tensione tra le richieste della comunità islamica e le decisioni delle istituzioni locali.

L'ipotesi di un "pizzo islamico" e le richieste di trasparenza

Oltre alla questione specifica della moschea, l'europarlamentare Cisint ha sollevato un tema più ampio e controverso, legato alle modalità di finanziamento delle comunità islamiche. Facendo riferimento a esperienze simili a Monfalcone, la Cisint ha parlato dell'esistenza di un "pizzo islamico", un sistema in cui lavoratori di aziende subappaltatrici sarebbero costretti a restituire parte dello stipendio al datore di lavoro, per poi far confluire il denaro nelle casse delle moschee.

Un meccanismo che, secondo la sua ricostruzione, potrebbe essere stato utilizzato anche per alimentare la raccolta fondi per la moschea di Mestre. La Lega, attraverso una proposta di legge annunciata da Matteo Salvini, intende colmare un vuoto normativo riguardante le confessioni religiose prive di intesa con lo Stato, come l'Islam, imponendo obblighi di rendicontazione e pubblicazione dei bilanci per garantire la tracciabilità dei fondi e impedire finanziamenti occulti provenienti dall'estero.

"Basta soldi occulti, basta finanziamenti non tracciabili, basta fondi dall'estero provenienti da fondazioni islamiste", ha dichiarato la Cisint, ribadendo la necessità di garantire la libertà religiosa nel rispetto delle leggi dello Stato.

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