Sofia Goggia vince la coppa del mondo di superG, impresa azzurra a Lillehammer

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Aveva un conto in sospeso con questa stagione, soprattutto in discesa libera dove non era riuscita a trovare la fluidità di un tempo nonostante il bronzo olimpico conquistato tra le mura amiche di Milano Cortina. E così Sofia Goggia, la 33enne bergamasca dalle Fiamme Gialle, ha deciso di riscrivere il copione puntando tutto sul superG, disciplina nella quale mancava all’appello un trofeo che completasse un palmarès già sterminato. L’appuntamento era sulle nevi di Kvitfjell, in Norvegia, per le finali di Coppa del Mondo di Lillehammer, e l’azzurra non si è lasciata sfuggire l’occasione: prima il successo nella gara odierna, con un crono di 1’29″23 che ha lasciato a distanza di sicurezza la svizzera Corinne Suter (a 32 centesimi) e la tedesca Kira Weidle Winkelmann (a 60), poi la certezza matematica della sfera di cristallo di specialità, la quinta della sua carriera dopo le quattro già vinte in discesa.

A rendere ancora più speciale la giornata, c’era la consapevolezza della posta in palio: Goggia partiva con un vantaggio di 63 punti sulla neozelandese Alice Robinson, ultima avversaria rimasta in corsa per la coppa di disciplina. Un margine, quello accumulato nelle prove precedenti, che le avrebbe permesso di gestire la situazione anche con un piazzamento nelle prime sei posizioni, ma la fuoriclasse italiana non ha mai amato fare calcoli. Dal cancelletto di partenza, con il pettorale numero 8, ha invece imposto un ritmo forsennato, prendendosi quei rischi che l’hanno resa celebre in carriera e che oggi, a differenza di altre uscite meno fortunate in libera, hanno pagato in pieno. La sua gara è stata un crescendo di potenza e precisione, capace di annullare ogni speranza di rimonta per la rivale, la quale ha concluso la sua prova molto più staccata, al sedicesimo posto.

Un week-end da incorniciare per la velocità azzurra

L’emozione, per una atleta abituata a trattenere le lacrime anche nei momenti più significativi, è esplosa al traguardo quando sullo schermo è apparsa la luce verde che certificava il miglior tempo. Un gesto, quello della campionessa piegata sui bastoncini per lasciarsi andare a un pianto liberatorio, che racconta meglio di qualsiasi parola la pressione accumulata in queste settimane. La tensione, come ha poi ammesso ai microfoni della Rai, era altissima: la paura di sbagliare, di vanificare un’annata complessa, l’aveva resa persino “scorbutica” con le persone care, ma una volta al cancelletto ha prevalso la consapevolezza dei propri mezzi. Il trionfo di Goggia si inserisce in un contesto collettivo straordinario per il movimento italiano: appena ventiquattr’ore prima, Laura Pirovano aveva sorpreso tutti conquistando la Coppa del Mondo di discesa libera, un risultato che già di per sé rappresentava una pagina storica per lo sci tricolore.

Sulle stesse nevi norvegesi, la doppietta azzurra nel superG si è completata con il successo di Dominik Paris, che ha vinto la gara maschile bissando il risultato della discesa di sabato e regalando all’Italia un fine settimana di dominio assoluto nelle discipline veloci. Per Goggia, che subentra nell’albo d’oro della specialità alla svizzera Lara Gut-Behrami, si tratta di un traguardo che la consacra come “velocista completa”, un’etichetta che le era mancata fino a oggi nonostante i quattro allori in discesa. È solo la seconda italiana a riuscirci nel superG femminile dopo Federica Brignone, un segnale chiaro della profondità tecnica di questa nazionale.

L’ultimo atto e il valore di una stagione vissuta al limite

La classifica finale di specialità premia quindi la costanza e la capacità di Goggia di esprimersi ai massimi livelli proprio quando il margine di errore si assottiglia. Con tre vittorie stagionali nel superG all’attivo, ha saputo costruire il suo vantaggio gara dopo gara, arrivando a questo appuntamento decisivo con la consapevolezza di potersi giocare il tutto per tutto senza dover dipendere dai risultati altrui. Alle sue spalle, nella gara di Lillehammer, le altre azzurre hanno offerto un contributo solido: Elena Curtoni ha chiuso all’ottavo posto, Laura Pirovano si è classificata tredicesima, mentre Asja Zenere e Roberta Melesi hanno completato il gruppone delle ventisette atlete in gara.

Per la 33enne di Bergamo, questo trionfo rappresenta una sorta di rivincita personale su una stagione che, pur costellata di soddisfazioni, l’aveva vista faticare a trovare il feeling giusto sulla neve nella sua disciplina d’elezione. “Ho faticato tanto nelle ultime gare – ha dichiarato – sono state settimane intense e ho cercato di racimolare tutte le energie che mi erano rimaste”. E quelle energie sono bastate per regalare allo sci italiano un’altra giornata memorabile, in cui il peso specifico delle vittorie si misura non solo nei centesimi di secondo, ma anche nella capacità di emozionarsi dopo aver inseguito un obiettivo per così lungo tempo. A chiudere il sipario su questa edizione delle finali, mancano ora solo le prove tecniche di gigante e slalom, ma il bilancio per la velocità tricolore è già scritto negli archivi con inchiostro indelebile.

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