Mondiali 2026, Scaloni e de la Fuente: i ct nati in casa
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Redazione Sport
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I Mondiali 2026 hanno portato alla finale due allenatori della nazionale che guidano: Lionel Scaloni con l’Argentina e Luis de la Fuente con la Spagna. La sfida decisiva della Coppa del mondo FIFA vedrà quindi opposti due tecnici legati al proprio Paese, mentre gli allenatori stranieri più pagati della competizione non sono arrivati all’ultimo atto. Il percorso iniziato con 48 squadre partecipanti e 206 nazionali coinvolte nelle qualificazioni si conclude con Spagna-Argentina, in programma domenica alle 21 allo stadio di New York, con la diretta televisiva su Rai 1 e lo streaming su Rainews.it.
La finale dei Mondiali 2026 tra identità nazionali e scelte interne
Il confronto tra Argentina e Spagna riporta al centro il tema degli allenatori cresciuti all’interno del sistema calcistico della nazionale che rappresentano. L’idea emersa dal percorso verso la finale è che affidarsi a un tecnico straniero non abbia garantito il risultato più importante: nella storia dei Mondiali, dal 1930 a oggi, tutti gli allenatori vincenti avevano e hanno il passaporto della nazionale allenata. Scaloni e de la Fuente arrivano così alla partita più importante del torneo dopo essere diventati i protagonisti di due percorsi costruiti all’interno delle rispettive realtà.
L’Argentina arriva alla finale con la squadra guidata da Lionel Scaloni, descritta come una nazionale specialista nelle rimonte all’ultimo minuto. Dall’altra parte c’è la Spagna di Luis de la Fuente, la Furia Roja che rappresenta un modello di gioco contrapposto alla “garra” argentina. La partita di New York mette quindi di fronte due approcci differenti, ma accomunati dalla presenza di un commissario tecnico della stessa nazionalità della squadra che conduce.
Scaloni e de la Fuente, dal corso allenatori alla finale mondiale
La storia dei due ct si era incrociata già nel novembre 2016, presso La Ciudad del Futbol de Madrid a Las Rozas, durante un corso allenatori. Tra i partecipanti c’era Lionel Scaloni, ex difensore argentino che aveva giocato anche nella Lazio e che aveva scelto di iniziare una nuova fase della propria carriera nel ruolo di tecnico. In quel contesto, davanti ai partecipanti, salì in cattedra Luis de la Fuente, docente di quel corso Uefa e allenatore con esperienza nella costruzione di squadre e nella gestione degli spogliatoi.
Il percorso che ha portato Spagna e Argentina alla finale dei Mondiali 2026 racconta anche un passaggio particolare: due figure che si erano incontrate in un’aula per un corso di formazione si ritrovano ora ai lati opposti della partita che assegna la Coppa del mondo. Scaloni e de la Fuente rappresentano così due strade diverse verso lo stesso traguardo, con un elemento comune evidenziato dal torneo: la scelta di tecnici legati alla propria nazionale.
La finale di New York e lo spettacolo dell’intervallo
Oltre alla sfida sportiva tra Spagna e Argentina, la finale dei Mondiali 2026 presenta anche un elemento particolare legato all’organizzazione dell’evento. Secondo le indiscrezioni trapelate nelle scorse ore, l’intervallo della partita potrebbe essere esteso fino a 30 minuti invece dei tradizionali 15. La modifica sarebbe collegata alla presenza di uno “spettacolo speciale” durante la pausa, con la possibilità che l’intera partita superi le tre ore.
Domenica 19 luglio il New York New Jersey Stadium ospiterà infatti il primo storico Halftime Show della finale dei Mondiali. La sfida tra Spagna e Argentina sarà quindi il punto conclusivo di un cammino che ha ridotto il gruppo iniziale del torneo da 48 squadre a due finaliste, con Scaloni e de la Fuente pronti a contendersi il titolo dopo un percorso segnato dalle scelte interne e dalla guida di due commissari tecnici nazionali.




