Nuova ondata di insulti a Liliana Segre, tra minacce e riferimenti ad Auschwitz
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Redazione Interno
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"La più nazista di tutte", "vecchia il popolo italiano non ti vuole", "sanguisuga ebrea": sono solo alcuni degli insulti vergognosi comparsi sui social network contro Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta alla Shoah, dopo la sua partecipazione alle celebrazioni del 25 aprile a Pesaro. Gli attacchi, privi di qualsiasi pudore, sono stati pubblicati sotto i post ufficiali del Comune, che aveva condiviso immagini e video dell’evento. Tra i messaggi più raccapriccianti, c’è chi ha evocato Auschwitz con frasi come "stanno facendo la raccolta differenziata", un chiaro riferimento alla tragica sorte dei deportati.
La solidarietà alle istituzioni è stata immediata e bipartisan. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha condannato con fermezza gli episodi, definendoli "vergognosi" e ribadendo il sostegno dell’intera assemblea alla senatrice. Anche i partiti di opposizione, compresi quelli di area progressista, hanno espresso indignazione, sottolineando come l’antisemitismo sia un fenomeno da combattere senza distinzioni politiche.
Non è la prima volta che Segre, testimone instancabile della memoria della Shoah, diventa bersaglio di odio online. Già in passato, dopo interventi pubblici o dichiarazioni, era stata oggetto di minacce e insulti, tanto da essere assegnata alla scorta per motivi di sicurezza. Questa volta, però, la violenza verbale ha raggiunto toni ancora più crudi, con un’esplicita derisione della tragedia che ha segnato la sua vita.
Pesaro, città che fino a pochi mesi fa era amministrata da Matteo Ricci – oggi in corsa per la guida della Regione Marche – si è trovata al centro della bufera. Il sindaco Andrea Biancani ha cancellato i commenti più offensivi, ma ormai il danno era fatto. Le parole d’odio, una volta diffuse, difficilmente possono essere ritrattate, e il caso ha riacceso il dibattito sulla necessità di regolamentare con maggiore severità i discorsi d’incitamento all’odio online.




