Il gip: "Non chiudere il caso degli insulti web a Liliana Segre"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non ci sarà archiviazione per sette degli indagati coinvolti nelle minacce e negli insulti rivolti a Liliana Segre sui social network, mentre altri nove finiranno nel registro degli indagati. Lo ha stabilito il gip Alberto Carboni, respingendo la richiesta della Procura di archiviazione per alcuni casi e accogliendo l’opposizione dell’avvocato Vincenzo Saponara, che assiste la senatrice a vita. Il magistrato ha inoltre disposto ulteriori accertamenti per identificare gli autori di 86 account anonimi finora rimasti senza nome. Le accuse riguardano il reato di diffamazione aggravata dalla discriminazione o dall’odio razziale, un fenomeno che, sebbene spesso sottovalutato, continua a trovare terreno fertile nell’anonimato della rete.

Quello che colpisce, al di là delle singole imputazioni, è la normalizzazione di un linguaggio violento che non risparmia neppure una sopravvissuta alla Shoah, diventata simbolo della memoria storica. Se un tempo l’antisemitismo era sondato come una minoranza rumorosa, oggi sembra permeare silenziosamente ampie fasce del discorso pubblico, complici i social network, dove l’odio si diffonde senza filtri. "Il problema non è più l’antisemitismo in sé, è l’antisemitismo in te", si potrebbe dire parafrasando un’amara constatazione: ciò che una volta era relegato alla marginalità, oggi trova spazio in quella "pancia del Paese reale" che spesso si nasconde dietro l’ipocrisia dell’indignazione selettiva.

In un altro procedimento, invece, il gip ha archiviato il caso contro Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio, le cui critiche a Segre – seppure durissime – sono state considerate "una manifestazione argomentata del pensiero". Le sue parole, rivolte alla senatrice in occasione del 25 aprile, l’avevano accusata di "complicità" con Israele e di silenzio sui "crimini contro i palestinesi", arrivando a definirla "nazista". Un’espressione che, sebbene provocatoria, è stata giudicata rientrare nel confine del dibattito, per quanto aspro.

Intanto, la stessa Segre ha vissuto momenti di tensione durante le celebrazioni del 25 aprile a Pesaro, città di cui è cittadina onoraria e legata a ricordi personali. Proprio in quell’occasione, una nuova ondata di insulti ha travolto i social, con accuse paradossali che la dipingevano come "nazista". Un paradosso che, più che far sorridere, dimostra quanto il linguaggio dell’odio possa stravolgere la realtà, svuotando persino le parole del loro significato.

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