Minacce e insulti social contro Liliana Segre, chiusa l'inchiesta per 12 persone
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Redazione Interno
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La Procura di Milano ha recentemente chiuso l'inchiesta riguardante le minacce e gli insulti rivolti alla senatrice a vita Liliana Segre, vittima di una campagna di odio sui social network. L'indagine, coordinata dal pm Nicola Rossato e dal procuratore Marcello Viola, ha portato alla notifica dell'avviso di chiusura delle indagini preliminari per dodici persone, accusate di diffamazione e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale.
Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e testimone instancabile degli orrori dell'Olocausto, è stata bersagliata da centinaia di post offensivi e minacciosi nel corso degli anni. Molti di questi messaggi sono stati denunciati dalla stessa senatrice alle forze dell'ordine, portando all'apertura dell'inchiesta. Tra i principali accusati figura anche il noto chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, il cui account Twitter è stato teatro di numerosi attacchi contro Segre, accusata di tacere sui crimini commessi contro i palestinesi.
L'indagine ha rivelato un quadro inquietante di odio e intolleranza, con insulti e minacce che hanno costretto la senatrice a rinunciare a partecipare a eventi pubblici, come l'inaugurazione della mostra di Marcello Maloberti al Memoriale della Shoah di Milano. La chiusura dell'inchiesta rappresenta un passo importante verso la giustizia, con la richiesta di rinvio a giudizio per i dodici indagati, accusati a vario titolo di minaccia e diffamazione aggravata dalla finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso.
La vicenda ha suscitato una vasta eco mediatica e la solidarietà del governo, che ha espresso vicinanza a Liliana Segre, provata dagli insulti e dalle minacce ricevute.




