Napoli, agguato all’alba a Ponticelli: ucciso a colpi di pistola il ventenne Fabio Ascione
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Redazione Interno
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La notte nella periferia est di Napoli si è trasformata in un incubo di piombo e silenzi, quando due uomini in sella a uno scooter – arrivati dal nulla mentre l’oscurità lasciava spazio alle prime luci dell’alba – hanno trasformato via Carlo Miranda in un teatro di guerra. È il bollettino di cronaca che arriva dal quartiere Ponticelli, dove un ragazzo di vent’anni, Fabio Ascione, è stato freddato con diversi colpi d’arma da fuoco esplosi a bruciapelo all’esterno del bar Lively; un agguato lampo, consumato intorno alle 5:10 del mattino, che non ha lasciato scampo al giovane nonostante il disperato trasporto in ospedale. Giunto al pronto soccorso della struttura Villa Betania con un gravissimo trauma al torace, il ventenne è deceduto poco dopo il ricovero, lasciando i carabinieri – impegnati in rilievi serrati tra il nucleo radiomobile di Napoli e il nucleo operativo di Poggioreale – a interrogarsi su una dinamica che porta i segni inequivocabili della camorra.
L’esecuzione in strada e la caccia ai killer in scooter
Stando alla prima, parziale ricostruzione degli inquirenti, il commando avrebbe agito senza esitazione: avvicinata la vittima mentre si trovava in compagnia di alcuni amici, la coppia di sicari ha fatto fuoco senza nemmeno scendere dal proprio mezzo a due ruote. Un dettaglio, quest’ultimo, che gli investigatori considerano cruciale, perché suggerisce un’esecuzione studiata nei minimi particolari e una certa familiarità con il territorio. A differenza di quanto accade in altri agguati, sulla scena del crimine non sono stati rinvenuti bossoli, il che alimenta l’ipotesi che i killer abbiano utilizzato un revolver – un’arma che non espelle i contenitori dei proiettili – o che abbiano raccolto con cura ogni traccia prima di dileguarsi nel traffico cittadino. Siamo di fronte, insomma, a una dinamica che richiama i peggiori agguati di matrice mafiosa, dove l’obiettivo viene isolato e abbattuto con ferocia chirurgica.
La vittima, tra incensuratezza formale e legami scomodi
Sulla figura di Fabio Ascione, i primi accertamenti restituiscono il ritratto di un ragazzo che, a dispetto della giovane età – aveva compiuto vent’anni appena il 26 marzo scorso – risultava formalmente incensurato. Eppure, un’ombra pesante grava sul suo profilo: secondo quanto emerso dalle fonti investigative, il giovane intratteneva legami familiari con una persona nota alle forze dell’ordine, ritenuta vicina ad ambienti malavitosi della zona. Un elemento, questo, che gli inquirenti non possono ignorare e che sposta il baricentro delle indagini verso la pista del regolamento di conti, anche se al momento non si esclude nessuna ipotesi, nemmeno quella di un possibile scambio di persona. Quello che è certo è che Ponticelli non è un quartiere qualunque: l’area teatro dell’omicidio, conosciuta in passato come il “parco di Topolino” per la storica influenza del clan Sarno, è oggi considerata una roccaforte del clan De Micco, un contesto in cui la violenza criminale scandisce spesso il ritmo delle cronache.
Le indagini e la sfida delle telecamere
I carabinieri stanno ora scandagliando ogni frammento di prova raccolto sul luogo dell’agguato, ma la caccia ai due fuggitivi si annuncia complessa. Una delle prime difficoltà operative riguarda la copertura visiva della zona: fonti investigative hanno confermato che via Carlo Miranda non dispone di un sistema capillare di videosorveglianza pubblica; gli sforzi si concentrano quindi sulla verifica delle eventuali telecamere private installate nei pressi del bar o nelle attività commerciali limitrofe, oltre che sui lettori di targa che potrebbero aver immortalato il passaggio dello scooter. Si tratta di un lavoro certosino, che richiede ore di visione e incroci di dati, ma che potrebbe rivelarsi decisivo per dare un nome e un volto agli esecutori materiali di questo omicidio. I militari del nucleo operativo di Poggioreale, coadiuvati dalla polizia scientifica, stanno inoltre ascoltando i testimoni che si trovavano con Ascione al momento dell’esplosione dei colpi, nella speranza di raccogliere particolari utili – un tatuaggio, un particolare del casco, un rumore del motore – capaci di spezzare il muro di omertà che spesso avvolge questi episodi.




