Borse europee, l’ordine sparso dei mercati in attesa dei dialoghi Usa-Iran
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Redazione Economia
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Mentre il calendario segna l’avvio di una settimana decisiva per gli equilibri del Golfo, i mercati del Vecchio Continente si muovono come un esercito che avanza ma tiene un occhio puntato al nemico e l’altro alla via di fuga. La tregua, quella fragile intesa che scade mercoledì, trattiene il fiato degli investitori: nessuno vuole esporsi troppo, eppure il rosso dei listini lascia spazio a un verde timido e intermittente. A Milano l’indice principale guadagna lo 0,25 per cento, una frazione che sa più di sospiro che di slancio, mentre Francoforte si spinge leggermente oltre con un +0,55% e Londra accusa un timido +0,16%. Resta invece ferma poco sotto la parità Parigi, con un -0,06% che la dice lunga sulla cautela diffusa. Il tutto, mentre sullo sfondo si staglia la minaccia – o la speranza, dipende dai punti di vista – di un nuovo round negoziale tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe tenersi in Pakistan.
La spada di Damocle dei colloqui e la retorica della Casa Bianca
È proprio la diplomazia a dettare l’umore delle poltrone di Borsa, con Washington che gioca la carta della pressione massima. Nelle ultime ore, il presidente Trump si è detto convinto che Teheran sceglierà la via del tavolo, aggiungendo – con quella sua tipica enfasi che evita mezze misure – che in caso contrario il paese si troverebbe ad “affrontare dei problemi mai visti prima”. Un avvertimento, questo, che accompagna la dichiarazione secondo cui il “recupero dell’uranio sarà lungo e difficile”, un riferimento esplicito ai danni inflitti dalle operazioni militari americane ai siti nucleari iraniani. Dall’altra parte, però, la musica non è certo più dolce: il parlamento iraniano, per bocca del suo rappresentante, ha ribadito che non esiste alcuna intenzione di “negoziare sotto minaccia”, definendo il blocco navale imposto dagli Stati Uniti come una provocazione inaccettabile. Così, tra un lancio d’agenzia e l’altro, l’unica certezza per i gestori di fondi è l’incertezza stessa.
Milano si difende, brillano le sorprese e i titoli tecnologici
In questo quadro di attesa, piazza Affari cerca di ritagliarsi un ruolo da protagonista, seppur con i piedi di piombo. Il rialzo dello 0,25% nasconde movimenti più decisi all’interno del paniere, dove emergono storie molto diverse tra loro. C’è chi vola grazie a operazioni societarie, come BF, che dopo l’annuncio di un’opa a 5 euro si allinea perfettamente al valore dell’offerta guadagnando il 12%, e TISG, che sale dell’11,9% forte della conferma delle misure protettive da parte del Tribunale di Firenze. Ma la notizia che più di tutte cattura l’attenzione degli specialisti è il rally di Avio, in rialzo di oltre il 4%, un segnale che in tempo di guerra – o di minaccia di guerra – chi costruisce missili e satelliti diventa improvvisamente un bene rifugio. Ben comprati anche i titoli tecnologici, che beneficiano della discesa del prezzo del gas sceso sotto i 40 euro al megawattora, mentre il petrolio frena la sua corsa. A fare da contrappeso, prese di profitto su Leonardo (-2,5%) e Lottomatica (-1,6%), mentre Stellantis si riprende con un +1,7%.
Oltre il Golfo, il dossier Fed e le attese sugli utili
Non è però solo il destino dei dialoghi Usa-Iran a tenere banco tra i trader, perché l’agenda di questa giornata di metà aprile è fitta di appuntamenti capaci di influenzare il costo del denaro. Tutti gli occhi sono puntati anche su Washington, dove il candidato alla presidenza della Federal Reserve, Kevin Warsh, si sottopone all’esame del Senato per la sua conferma. La sua testimonianza, in un momento in cui l’inflazione rischia di riaccendersi proprio a causa delle tensioni energetiche, è attesa con il fiato sospeso: Warsh, che molti vedono come un falco in materia di indipendenza della banca centrale, dovrà camminare sul filo sottile tra la difesa dell’autonomia della Fed e la realtà politica di una Casa Bianca che preme per tassi più bassi. A completare il quadro, infine, la stagione degli utili aziendali, che rappresenta l’altra faccia della medaglia per valutare se la resilienza dell’economia europea potrà reggere l’urto di una possibile escalation bellica.




