Addio a Pietro Ghislandi, il ventriloquo che fece ridere l’Italia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Pietro Ghislandi, l’artista poliedrico che con la sua voce e il pupazzo Sergio ha segnato un’epoca della comicità italiana, è morto a Bergamo nella notte tra il 3 e il 4 giugno, dopo una lunga malattia. Aveva appena compiuto 68 anni lo scorso aprile, chiudendo un percorso artistico iniziato negli anni ’80 e caratterizzato da una versatilità rara: ventriloquo, attore, musicista e perfino interprete di ruoli drammatici.

Nato nella stessa città lombarda il 19 aprile 1957, Ghislandi aveva esordito come mimo prima di trovare nella ventriloquia la sua cifra distintiva. Il pupazzo Sergio, divenuto il suo alter ego, gli permise di conquistare il grande pubblico grazie a programmi come Fantastico 7, condotto da Pippo Baudo, e Drive In, dove la sua ironia garbata e il controllo perfetto del ritmo lo resero un volto familiare. Non mancarono apparizioni in Striscia la Notizia, dove la comicità si mescolava alla satira, e persino incursioni nel cinema, con ruoli che dimostrarono una capacità interpretativa ben oltre la risata.

La notizia della scomparsa, riportata da L’Eco di Bergamo, ha ripercorso le tappe di una carriera che, pur radicata nel cabaret, non si limitò mai a un solo registro. Ghislandi, che negli ultimi anni aveva partecipato anche a trasmissioni locali come Bergamo i Protagonisti, lascia un vuoto nel panorama dello spettacolo, dove pochi hanno saputo unire tecnica e spontaneità come lui.

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