Milano design week, tra tunnel e chiostri: il viaggio continua nei luoghi (e nei look) del fuorisalone

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Giovedì 23 aprile, mentre la settimana del design entra nel vivo con un programma ormai rodato agli sgoccioli – ma con la consapevolezza che l’energia reggerà ancora per diversi giorni –, l’agenda del Fuorisalone 2026 si sdoppia idealmente tra due poli distanti eppure complementari. Da un lato c’è chi si addentra nei palazzi storici del centro, dove l’arte si mescola alla storia architettonica, e dall’altro c’è chi preferisce lasciarsi sorprendere da progetti più underground. Tra le mete che si stagliano come imperdibili, spiccano in particolare due destinazioni situate fuori dall’orbita diretta del Duomo: Dropcity e BASE Milano. La prima rappresenta una scommessa vinta sul recupero urbano, che trasforma i tunnel sotto i binari della Stazione Centrale – quelli dei Magazzini Raccordati, per l’esattezza – in un centro dedicato all’architettura e alla ricerca, dove il tempo sembra scorrere con una lentezza quasi meditativa rispetto alla frenesia degli altri distretti. L’altra, BASE Milano, gioca invece la carta dell’oscurità concettuale: il titolo del programma di quest’anno, “Hello Darkness”, non è solo un vezzo estetico, ma una presa di posizione curatoriale che invita a riflettere sui lati meno luminosi del contemporaneo.

A muoversi tra questi spazi non ci sono solo architetti e addetti ai lavori, ma una folla eterogenea che, consapevolmente o meno, contribuisce a definire il carattere stesso della manifestazione. Se si osservano le strade – intese appunto come luoghi d’incontro e non solo come semplici vie di collegamento –, si scopre che esiste una mappa della milanesità che non prevede destinazioni fisse. In questa edizione, lo street style raccolto durante la Design Week racconta molto più delle tendenze di stagione: ci parla di identità. Non c’è tendenza che tenga, se non c’è un’identità forte a sostenerla, e sono proprio le persone – quelle che si spostano dal Salone del Mobile al Fuorisalone con passo spedito – a dare carattere alla città. Gli scatti raccolti immortalano uno stile milanese autentico e sofisticato, fatto di layering ragionato e silhouette pulite, quasi architettoniche, che molto spesso strizzano l’occhio alla funzionalità pratica senza mai rinunciare all’eleganza. Un approccio diretto che, va detto, si discosta volentieri dall’effetto “wow” della moda patinata per abbracciare una raffinatezza più intellettuale e discreta.

Il merchandising che fa tendenza: lattine firmate e borse da collezione

Oltre alle installazioni e ai dibattiti, c’è un altro fenomeno che catalizza l’attenzione dei visitatori (e, spesso, le loro code più lunghe): il gadget. La caccia agli omaggi e ai souvenir durante la settimana del design è diventata una disciplina quasi sportiva, e quest’anno i brand hanno alzato il tiro in modo esponenziale. Il pezzo più fotografato e desiderato in assoluto è senza dubbio la lattina di Gucci. Non si tratta di un omaggio, bensì di una bibita – gusto fragola, distribuita dalla linea “Fashion Icon” di Gucci Giardino – che viene erogata da distributori automatici posizionati all’interno dell’installazione “Gucci Memoria” ai Chiostri di San Simpliciano. Il design dell’etichetta è così ricercato che queste lattine sono già finite su piattaforme di vendita online a prezzi decisamente superiori a quelli originali, trasformandosi in veri e propri complementi d’arredo piuttosto che in semplici bevande.

Accanto a questo fenomeno virale, la mappa dei souvenir si arricchisce di altre tappe imperdibili. Passeggiando per i distretti, è facile imbattersi in code ordinate di persone in attesa di ricevere una tote bag firmata Missoni o stampe limitate di Bottega Veneta. La parola d’ordine, come ammettono anche gli addetti ai lavori, è “scroccare” (sempre con educazione), ma in questo contesto diventa quasi un rito collettivo: chi cerca l’oggetto raro, chi il ricordo tangibile di un’esperienza fugace. C’è chi frequenta il Fuorisalone per ammirare le installazioni, chi per visitare i palazzi storici aperti al pubblico e chi, semplicemente, per sorseggiare un Negroni Sbagliato alle sei di sera -1; ma la caccia al gadget unisce un po’ tutte queste categorie, trasformando ogni evento in un’opportunità per portare a casa un frammento di questa creatività effimera.

Raritas e l’architettura degli affetti: la novità in fiera

Se il centro storico vibra grazie agli eventi diffusi, chi decide di spostarsi verso l’hinterland – precisamente a Rho Fiera – non può ignorare la grande novità di questa edizione del Salone del Mobile. Si chiama “Raritas”, ed è un nuovo spazio interamente dedicato al collezionismo e al design d’autore. Qui, l’attenzione si sposta dalla produzione industriale su larga scala alla dimensione più intima e geografica del prodotto. C’è un concetto, coniato vent’anni fa dal sociologo Aldo Bonomi e dall’architetto Stefano Boeri, che aiuta a capire il senso di questa scelta: la “geodesign”. L’idea di fondo, più attuale che mai, riguarda il conflitto tra flussi globali (merci, capitali, persone) e luoghi radicati (territori, filiere produttive, identità culturali). In questo contesto, Raritas diventa il terreno d’incontro dove la serialità si ferma e l’unicità riprende fiato, un luogo dove il pezzo raro parla di storie locali e saperi artigiani difficilmente replicabili in serie.

A fare da contrappunto a questa logica di mercato, e a ricordarci che il design è fatto anche di persone e non solo di oggetti, ci sono gli scatti rubati per le strade. In trenta foto si condensano gli umori della giornata: si vedono camicie destrutturate abbinati a gonne midi tecniche, blazer leggermente oversize indossati con sneakers aggressive, e un uso sapiente delle borse strutturate che diventano quasi sculture portatili. Lo stile che emerge è quello di un pubblico che sa cosa vuole, che non ha paura di sporcare l’abito formale con un dettaglio urban e che, proprio come il design che viene esposto, cerca un equilibrio perfetto tra forma e funzione. E mentre i visitatori si intrecciano tra un chiostro e un tunnel ferroviario, la città dimostra ancora una volta la sua capacità unica di trasformare il caos in una scenografia coerente, dove ogni scatto racconta una storia diversa ma tutte parlano il linguaggio universale della creatività.

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