Rendimenti al 5% e big tech sotto pressione: la prova di forza di Wall Street

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ritorno del rendimento del Treasury decennale americano alla soglia del 5% ha cambiato il passo di Wall Street, proprio mentre gli investitori si trovavano a fare i conti con il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023. La settimana si è chiusa in modo contrastato: l'S&P 500 ha terminato sostanzialmente invariato, il Nasdaq ha tenuto grazie al comparto dei semiconduttori, mentre il Dow Jones ha accusato il colpo con il calo settimanale più marcato da marzo.

Il decennale ha superato la soglia psicologica durante la settimana, spinto dalle aspettative di una politica monetaria più restrittiva dopo l'intervento della banca centrale di mercoledì. Il rialzo di 25 punti base ha portato il tasso di riferimento al 3,75%-4,00%, con il presidente Kevin Warsh che ha delineato un percorso ancora orientato alla cautela. Gli operatori scontano ora una probabilità del 55,4% di un ulteriore intervento in ottobre.

A complicare il quadro concorrono i prezzi del greggio, rimasti stabilmente sopra i 100 dollari al barile. Le tensioni in Medio Oriente e le minacce alle infrastrutture energetiche saudite continuano a tenere alta la pressione sui prezzi dei carburanti, con il diesel che ha toccato livelli record. Il mercato sembra reagire con prudenza estrema a ogni oscillazione del petrolio, in attesa di capire se le spinte inflazionistiche riusciranno a rientrare senza ulteriori strette.

Sul fronte dei singoli titoli, la seduta di venerdì ha riservato due episodi distinti. Netflix ha perso oltre il 4% nelle contrattazioni, complice il declassamento di Wells Fargo, che ha tagliato il rating a Underweight e ridotto il prezzo obiettivo da 80 a 57 dollari. L'analista Steven Cahall ha motivato la decisione con «preoccupanti» tendenze di engagement: secondo le sue stime, le ore per abbonato dovrebbero calare del 4% su base annua nel secondo semestre, con i contenuti originali di punta in flessione di oltre il 20%.

Xenon Pharmaceuticals ha invece ceduto oltre il 25% dopo aver annunciato la sospensione temporanea del reclutamento di nuovi pazienti negli studi di fase 3 sul farmaco azetukalner per la depressione maggiore e bipolare. La decisione, definita precauzionale dalla società, è arrivata dopo la segnalazione di eventi avversi neuropsichiatrici, tra cui confusione, difficoltà di parola e problemi di coordinamento motorio. Il tasso di episodi classificati come psicosi si è mantenuto attorno all'1%, con casi descritti come brevi e reversibili.

La Fed non è stata l'unica banca centrale a muoversi. La Bank of Japan ha alzato i tassi ai massimi da 31 anni, portandoli all'1,25%, mentre la Bank of England ha mantenuto la politica invariata ma ha avvertito che ulteriori rialzi potrebbero rendersi necessari se il conflitto in Iran dovesse protrarsi.

Le proiezioni aggiornate della Fed delineano un quadro di inflazione ancora sopra l'obiettivo: la mediana per il tasso sui fondi federali a fine 2026 è stata rivista al 4,1%, dal 3,8% stimato a giugno, con un ulteriore rialzo atteso entro dicembre. La stima sull'inflazione PCE complessiva è salita al 3,7%, mentre quella core al 3,4%.

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