La rischiosa partita a scacchi dell'Europa: tra aiuti a Kiev, ombre di guerra e l'allarme di Orban
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Redazione Esteri
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Mentre i negoziati internazionali procedono a rilento, un nuovo episodio di violenza ha segnato il conflitto strisciante tra Mosca e Kiev, il cui eco arriva fino alle stanze del potere europeo. L'assassinio del generale Fanil Sarvarov, ucciso dall'esplosione di un ordigno sotto la sua vettura, rappresenta l'ultimo di una serie di attacchi mirati che, come sottolineato dalla portavoce degli investigatori russi, sembrano ricondurre a una strategia precisa. Questi fatti, che si collocano in un quadro geopolitico già estremamente teso, alimentano timori di un'ulteriore escalation, timori che il primo ministro ungherese Viktor Orban ha espresso senza mezzi termini, avvertendo come le politiche dell'Unione rischino di "portarci alla guerra". Una posizione, la sua, che stride platealmente con l'indirizzo maggioritario delle istituzioni comunitarie, le quali, al contrario, hanno appena compiuto un passo decisivo.
L'accordo da 90 miliardi e l'ombra del mancato sequestro
La presidente della Commissione Europea, in una conferenza stampa a margine del Consiglio di dicembre, ha infatti annunciato un "accordo storico" da 90 miliardi di euro per sostenere l'Ucraina nel corso dei prossimi due anni, definendo l'obiettivo di una "pace giusta e duratura" come una priorità condivisa. Questa decisione, per quanto divisiva, è stata raggiunta all'unanimità e paragonata, in alcune analisi, alla scelta del presidente degli Stati Uniti Roosevelt di aiutare la Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale, fornendo direttamente mezzi e finanziamenti. Tuttavia, dietro la facciata dell'intesa sul pacchetto di aiuti, persistono tensioni e insoddisfazioni, come quella generata dal fallimento delle trattative sul sequestro dei beni russi congelati, che ha lasciato un'atmosfera di "tristezza" e "vuoto" negli uffici della Commissione in prossimità delle festività.
La strategia della tensione oltre i confini
Intanto, la guerra condotta con mezzi non convenzionali continua a mietere vittime anche lontano dal fronte principale, in una successione di azioni che, dall'uccisione della giornalista Darya Dugina a quella di altri ufficiali, disegna una strategia della tensione i cui confini sono sempre più labili. Questi episodi, trattati con la dovuta cautela dalle autorità investigative, contribuiscono a inasprire il clima e a rendere ancor più complessa qualsiasi prospettiva di dialogo, gettando un'ombra lunga sulle iniziative diplomatiche. La reazione di Mosca, che ha immediatamente ipotizzato il coinvolgimento dei servizi ucraini, non fa che accrescere la reciproca diffidenza, in un momento in cui ogni gesto viene interpretato come una provocazione.
Una solidarietà europea messa alla prova
La solidarietà europea, pertanto, si misura non solo sulla capacità di stanziare fondi ingenti, ma anche sulla tenuta di un fronte politico unitario di fronte a una conflittualità che assume forme multiformi e imprevedibili. La delibera del Consiglio, se da un lato dimostra la volontà di non lasciare sola Kiev, dall'altro non cancella le profonde divergenze esistenti tra i capi di governo, divergenze che la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti potrebbe ulteriormente influenzare. Il percorso tracciato, insomma, rimane accidentato e carico di incognite, mentre il continente naviga in acque pericolose, cercando un equilibrio tra la necessità di sostenere un alleato sotto attacco e il rischio concreto di essere risucchiato in una spirale di violenza senza ritorno.




