Sigarette, da oggi nuovo rincaro fino a 30 centesimi: ecco i marchi nel mirino delle accise
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Redazione Economia
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C’è chi, entrando dal tabaccaio, si aspettava una stangata generalizzata capace di far lievitare l’intero listino, e invece – contrariamente a quanto temuto dai fumatori – l’ultima tranche di aumenti, quella scattata ufficialmente il 15 aprile, ha un perimetro ben preciso. A deciderlo è stata l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) con una nuova determinazione, l’ultima in ordine di tempo prevista dalla Manovra di Bilancio per l’anno in corso, che ha voluto chiarire un aspetto tutt’altro che secondario: non esiste alcun rincaro indiscriminato, ma solo una serie di ritocchi mirati che riguardano, neanche a farlo apposta, quelle specifiche marche i cui produttori avevano presentato apposita istanza di variazione. Per intenderci, su 299 referenze complessive, soltanto 36 modelli di sigarette (cioè il 12 per cento del totale) hanno subito un adeguamento al rialzo, mentre il resto del mercato è rimasto invariato, a dimostrazione di come l’intervento fiscale proceda a scaglioni e non con un colpo unico.
John Player Special, Gauloises e Davidoff: i rincari del 15 aprile 2026
L’aumento, che per alcune varianti può toccare i 30 centesimi a pacchetto, ha colpito innanzitutto i marchi più noti del panorama tabacchicolo, a cominciare dalle John Player Special (Jps): tutti i suoi 14 modelli hanno subito una forchetta di rincaro che parte da 10 e arriva fino a 30 centesimi, con la maggior parte delle confezioni che oggi si attesta sui 5,50 euro. Stessa sorte, ma con un incremento lineare di 20 centesimi, è toccata ai quattro modelli di Gauloises – che restano ancorati alla soglia dei 5,50 euro – e ai quattro di Mademoiselle, mentre i tre modelli di Davidoff (Classic, Gold e Gold SL Line) hanno registrato la stangata più pesante, ovvero 30 centesimi in più che li portano a costare 6,80 euro a pacchetto. Non sono stati risparmiati neppure i trinciati, quelli che i fumatori più assidui usano per "rollarsi" le sigarette: il tabacco Golden Virginia da 40 grammi vola a 11 euro, Drum sale a 10,50 euro e i formati da 30 grammi di JPS e Horizon raggiungono quota 7,80 euro.
Le ragioni del caro-tabacco: la legge di bilancio e il gettito per lo Stato
Dietro questo ennesimo ritocco, che molti avevano erroneamente interpretato come un rincaro generalizzato di ogni singolo pacchetto, si cela in realtà un meccanismo ben oliato di adeguamento delle accise voluto dal governo, un meccanismo che – va detto – non si esaurirà certo con l’appuntamento del 15 aprile. Secondo quanto ricordato da Assoutenti, l’associazione dei consumatori che monitora da tempo l’andamento dei prezzi, l’aumento delle accise sui tabacchi lavorati seguirà una progressione precisa: si passerà dai 29,50 euro per mille sigarette del 2025 ai 32 euro del 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e toccare i 38,50 euro nel 2028. Un programma di rincari che, a conti fatti, genererà un gettito aggiuntivo di circa 1,47 miliardi di euro nell’arco del triennio (di cui 213 milioni già per quest’anno, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028), senza considerare che la tassazione sul tabacco frutta già ogni anno nelle casse dello Stato la bellezza di 15 miliardi di euro.
Fumo e abitudini sociali: un quadro in trasformazione
Eppure, mentre i prezzi salgono e i tabaccai aggiornano i registri, c’è un dato di sfondo che vale la pena di annotare: il vizio più amato dagli italiani, quello che storicamente accompagnava il caffè al bar o la pausa in ufficio, si trova oggi a navigare in un contesto sociale profondamente mutato. Il fumo, un tempo diffusissimo e quasi normalizzato in ogni ambito della vita quotidiana, sta progressivamente arretrando di fronte a nuove sensibilità e a campagne di prevenzione, sebbene permangano sacche di resistenza – specie tra i giovanissimi – dove l’abitudine resiste nonostante i rincari. Così, mentre l’Agenzia delle Dogane mette a segno l’ultima tranche di rialzi (la quinta, per la precisione) e i produttori adeguano i listini, il gesto di accendere una sigaretta diventa per molti una pratica sempre più costosa e, forse proprio per questo, sempre più circoscritta a nicchie di consumatori fedeli o, al contrario, sempre più attratti dalle alternative elettroniche che, va sottolineato, non sono state risparmiate da questa manovra fiscale.




