Leone XIV a Mongomo: «Le ricchezze naturali siano una benedizione per tutti»
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Redazione Esteri
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L’autostrada che si inoltra verso il centro di Mongomo – tagliando netta la foresta pluviale tra alberi di okumè, palme e fitti banchi di piante grasse – è un monumento alla contraddizione: corsie e svincoli larghi e perfettamente vuoti, infrastrutture da paese emergente immerse nel nulla equatoriale. È in questo scenario, dove la scoperta dei giacimenti di petrolio e gas negli anni Novanta ha moltiplicato hotel e cantieri senza però intaccare la povertà diffusa, che si è svolta questa mattina la celebrazione eucaristica presieduta da Leone XIV. Il pontefice, giunto in volo dall’isola vulcanica di Bioko (la quale, per ragioni di geografia, giace in realtà molto più vicina alle coste del Camerun che al territorio continentale del paese che amministra), ha scelto la basilica dell’Immacolata Concezione per lanciare uno dei messaggi più politicamente espliciti di questo viaggio apostolico nel continente africano.
L’appello dal cuore della provincia di Wele-Nzas
Di fronte a migliaia di fedeli – quelli dentro la cattedrale e i centomila che seguivano dagli altoparlanti esterni – Papa Leone ha preso spunto dalle Scritture per affrontare il nodo strutturale della Guinea Equatoriale. «Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato», ha esordito il pontefice nato a Chicago, per poi trasformare l’osservazione in una vera e propria esortazione alla cooperazione. «Vi esorto – ha detto – a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti». L’omelia, pronunciata in un’area geografica che da sola simboleggia il boom estrattivo (Mongomo si trova nella provincia Wele-Nzas, nel territorio continentale del Rio Muni, non distante dal confine con il Gabon), ha messo nel mirino quelle che il Papa ha definito «le inique disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati». L’invito a superare gli interessi particolari per servire il bene comune, in un’economia che garantisce il 90 per cento del Pil grazie agli investimenti stranieri mentre oltre la metà della popolazione sopravvive con un dollaro al giorno, suona come una condanna implicita del modello di sviluppo locale.
Il carcere di Bata e la questione dei diritti umani
Nel penultimo giorno della sua fatica africana – che ha toccato Algeria, Camerun e Angola prima di approdare qui – Leone XIV si è spostato nel pomeriggio verso la città costiera di Bata. Qui lo attendeva una visita carica di tensione simbolica: il carcere cittadino, più volte finito sotto i riflettori delle organizzazioni internazionali per le violazioni dei diritti umani e le condizioni di detenzione definite «preoccupanti» persino dai diplomatici vaticani. E proprio nella messa mattutina, il pontefice aveva anticipato il tema, chiedendo che crescano «spazi di libertà» e che sia salvaguardata la dignità umana «pensando ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti». L’istituto penitenziario di Bata, come emerge da rapporti indipendenti, soffre di sovraffollamento cronico e carenze strutturali; e la scelta del Papa di recarvisi personalmente – prosegue la tradizione del suo predecessore – rappresenta un gesto di prossimità che difficilmente le autorità locali possono ignorare.
Un viaggio tra memoria storica e risorse contese
La celebrazione a Mongomo non è stata solo un atto religioso, ma anche un passaggio storico per una chiesa che ha sofferto la dittatura. La basilica dell’Immacolata Concezione – imponente edificio consacrato nel 2011, tra i più grandi dell’Africa centrale – sorge quasi come un risarcimento simbolico dopo il «regno del terrore» del primo dittatore, Francisco Macías Nguema, che arrivò a far chiudere chiese e a cacciare i sacerdoti. Leone XIV, raccogliendo l’eredità di quegli anni bui, ha scelto di parlare con chiarezza: le risorse (petrolio, gas, ma anche i diamanti che aveva già citato nella tappa angolana) devono smettere di essere fonte di arricchimento per pochi clan. «Che il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società – ha scandito – in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune». Un’affermazione che, nella cornice di un paese in cui il capo dello stato regna ininterrottamente da quasi mezzo secolo, assume il peso di una dichiarazione programmatica piuttosto che di una semplice omelia.




