Leone XIV in Guinea Equatoriale, il giorno del carcere e il ricordo delle vittime dell’esplosione del 2021

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si chiude oggi, dopo la messa mattutina a Malabo e il successivo rientro a Roma, il lungo viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa. L’ultima, intensa giornata di questa visita – che lo ha portato a toccare con mano le realtà più complesse del continente – è stata però segnata ieri da un gesto dal forte impatto simbolico: l’ingresso nella prigione di Bata. Un’ora prima della cerimonia di congedo, il Pontefice ha voluto incontrare i detenuti di questo istituto penitenziario, situato nella città costiera della Guinea Equatoriale, incontrando il ministro della Giustizia Reginaldo Biyogo Mba Ndong Anguesomo, il direttore del carcere e il cappellano, che da anni opera al fianco degli oltre seicento reclusi.

L’incontro con i detenuti e l’appello alla dignità

L’ingresso nel penitenziario – una struttura spesso citata dai rapporti internazionali per le condizioni igieniche che vi si registrano – ha rappresentato la prima visita in assoluto in un carcere da parte di questo Papa. Accolto nel cortile interno da una cinquantina di detenuti in attesa, alcuni dei quali vestiti con divise verdi e arancioni, Leone XIV ha scelto di non pronunciare un discorso formale quanto piuttosto un’omelia informale, quasi una confessione collettiva. “Nessuno è escluso dall’amore di Dio”, ha esordito, sottolineando come ogni individuo, “con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze”, rimanga prezioso agli occhi del Signore. Il Papa ha poi insistito su un concetto chiave, quello della “giustizia che ricostruisce”, affermando che una pena non può limitarsi a punire, ma deve aiutare il reo a rialzarsi, trasformando il carcere in un luogo di “riconciliazione e crescita personale”.

La sosta sotto il diluvio al monumento delle vittime

Prima di varcare la soglia del carcere di Bata, il corteo papale ha però effettuato una deviazione carica di pathos. Di fronte al monumento che commemora le vittime della terribile esplosione del 7 marzo 2021 – un disastro che rase al suolo interi quartieri della città causando oltre cento vittime e centinaia di feriti – il Santo Padre è sceso dall’auto nonostante un forte e improvviso maltempo. Sotto un vero e proprio diluvio, come riportato dalle cronache locali, ha raccolto i presenti in un breve momento di preghiera silenziosa, ricordando quelle vittime “dimenticate” da molti. Non c’è stata alcuna omelia in quella circostanza, ma solo il gesto essenziale della benedizione impartita sotto la pioggia battente, quasi a voler lavare simbolicamente le ferite ancora aperte di quella tragedia.

La giornata tra Mongomo e la cattedrale di Bata

La giornata di ieri, la decima dell’intero viaggio, era iniziata molto prima, con la celebrazione della messa nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo, una struttura monumentale soprannominata la “San Pietro d’Africa”. Nel pomeriggio, prima del trasferimento a Bata, il Papa ha fatto tappa alla Escuela Tecnológica Papa Francesco, benedicendo la struttura educativa. Giunto a Bata, un’ulteriore breve sosta nella Cattedrale di San Giacomo e di Nostra Signora del Pilar – un gioiello in stile neogotico coloniale – gli ha permesso un momento di adorazione eucaristica prima degli impegni più duri della giornata. È stato in quella circostanza, forse, che il Pontefice ha preparato lo spirito per l’incontro con i detenuti, consapevole della pesante eredità sociale che quel luogo rappresenta per il regime locale.

La gioia di un parroco italiano originario del luogo

Mentre il Papa concludeva la sua opera di conforto tra i “dimenticati” della terra, nel cuore del lago d’Orta, in Piemonte, risuonava la gioia di un figlio di quella terra. Don Antimo Okee Ntugu, parroco di Pella, Alzo e Pogno, ha seguito con trepidazione ogni spostamento del Santo Padre. “Un grande dono che il papa ha fatto al mio Paese”, ha commentato il sacerdote, originario della Guinea Equatoriale, ricordando come mancassero ben 44 anni dall’ultima visita di un pontefice (quella di Giovanni Paolo II) in quelle terre. Per lui, che ogni giorno celebra la messa sulle sponde del lago piemontese, vedere il proprio leader spirituale camminare nelle strade polverose della sua infanzia rappresenta una “grazia” inaspettata, un filo sottile che unisce la periferia del mondo al centro del cattolicesimo romano.

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