Il volo di Papa Leone tra Angola e Guinea Equatoriale: «Chiesa e Stato da punti diversi per il bene comune»
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Redazione Esteri
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L’aria all’interno del volo papale, prima del decollo verso Malabo, era quella delle grandi occasioni. In un botta e risposta con i cronisti presenti – tra i quali tre giornalisti angolani che hanno avuto l’opportunità di rivolgergli delle domande direttamente in cabina – Papa Leone XIV ha tracciato il perimetro di una collaborazione istituzionale possibile, netta nei ruoli ma unita negli scopi. «Chiesa e Stato possono lavorare insieme per il bene di tutto il popolo, ma da punti diversi», ha scandito il Pontefice, chiudendo di fatto con un’affermazione chiara le voci di una possibile sovrapposizione di competenze che, a volte, offuscano il rapporto tra le gerarchie ecclesiastiche e i governi locali.
Collaborazione su salute e istruzione
Rispondendo alla corrispondente della Televisao Publica de Angola, il Papa ha voluto fare chiarezza sull’oggetto di questi dialoghi, scendendo nel dettaglio operativo delle sue conversazioni con il presidente angolano. Ha assicurato, infatti, di aver discusso concretamente dello stato dei servizi essenziali – la salute e l’educazione – per capire come le due entità possano sincronizzarsi per migliorare ciò che lo Stato offre. Non si tratta, a suo avviso, di una delega di potere, ma di un potenziamento reciproco. «Lavoriamo insieme – ha ribadito – per capire dove è possibile migliorare i servizi, come la costruzione di nuovi ospedali, nuove strutture, per un impegno forte per il bene del popolo». Questa precisazione, che arriva mentre il viaggio apostolico entra nella sua fase conclusiva in Africa, assume il valore di una linea guida per i rapporti futuri della Santa Sede con le nazioni in via di sviluppo.
Nessuna guerra in nome di Dio
Se sul volo il discorso è stato pragmatico e incentrato sulle infrastrutture, una volta atterrato a Malabo e accolto dalla cerimonia di benvenuto, il registro del Papa si è fatto decisamente più severo. Nel discorso alle autorità locali, riunite nel Palazzo Presidenziale insieme alla società civile e al diplomatico, Leone XIV ha scelto di toccare un nervo scoperto della contemporaneità: l’uso distorto della fede per fini bellici. «Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione», ha ammonito, lanciando un monito diretto e senza ambiguità: «Mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte».
Il richiamo non è solo spirituale, ma assume i contorni di una denuncia politica precisa, che guarda alle dinamiche internazionali più ampie. Il Pontefice ha osservato, con una lucidità che ha fatto eco ai discorsi dei suoi predecessori, che «la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli». Una critica, questa, che risuona con forza particolare nella Guinea Equatoriale, un Paese la cui economia è fortemente dipendente dall’estrazione di greggio -6 e dove le disuguaglianze sociali restano un tema drammaticamente attuale.
L’urgenza della responsabilità politica
Le parole del Papa sono state scandite anche dall’eco dell’insegnamento di Sant’Agostino e dal ricordo di Papa Francesco, scomparso ormai da un anno, la cui eredità dottrinale sul tema dell’«economia che uccide» viene costantemente richiamata da Leone XIV. In un mondo «ferito dalla prepotenza», dove i popoli hanno «fame e sete di giustizia», il Papa ha invitato i leader a non rassegnarsi a un determinismo oscuro. Ha messo in guardia, in particolare, dalla rapida evoluzione tecnologica concepita primariamente a scopi bellici, sottolineando che «senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso».
La giornata del Pontefice, che rappresenta la nona tappa di questo lungo viaggio nel continente, non si è esaurita nei discorsi ufficiali. Dopo l’incontro con il presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo – figura di spicco di un regime spesso al centro di inchieste sui diritti umani ma interlocutore necessario in questa enclave dove i cattolici rappresentano oltre l’80% della popolazione -6 – Leone si è spostato al Campus Universitario a lui intitolato per incontrare il mondo della cultura. Ha concluso la sua agenda pomeridiana con una visita all’ospedale psichiatrico Jean-Pierre Olie, portando un messaggio di vicinanza agli operatori e agli assistiti, lontano dai riflettori della diplomazia ma coerente con il mandato pastorale che lo ha spinto fin sotto la linea dell’equatore.




