Leone XIV in Guinea Equatoriale: l’appello a non profanare Dio e il ricordo di Francesco nel giorno dell’anniversario

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È approdata a Malabo, quarta e ultima tappa del lungo viaggio apostolico nel continente africano, la missione di Papa Leone XIV che, dopo aver toccato Algeria, Camerun e Angola, si trova ora a fare i conti con la complessa realtà politica di un Paese, la Guinea Equatoriale, dove il presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo detiene il potere da quasi cinque decenni. Il Pontefice, atterrato all’aeroporto internazionale nella tarda mattinata di oggi, 21 aprile, è stato subito accolto da una folla festante che, sventolando bandiere, ha gremito il percorso fino al palazzo presidenziale per salutare il primo successore di Pietro in visita nello Stato africano da San Giovanni Paolo II nel lontano 1982. E proprio nel corso dell’incontro con le autorità locali e il Corpo diplomatico, tenutosi nel Palazzo Presidenziale, Leone XIV ha lanciato un monito severo e senza mezzi termini: “Il nome santo di Dio – ha dichiarato – non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione; soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte”. Un passaggio, questo, contenuto nel discorso in lingua spagnola, che ha ribadito la necessità per la nazione di verificare le proprie traiettorie di sviluppo, collocandosi sulla scena internazionale al servizio del diritto e della giustizia.

Il ricordo commosso di Bergoglio nel cielo verso Malabo

Prima ancora di mettere piede sul suolo equatoguineano, però, Papa Leone ha voluto dedicare un pensiero speciale al suo predecessore, Francesco, nel giorno in cui ricorre il primo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 21 aprile 2025. Durante il volo che dall’Angola lo ha portato nella capitale equatoguineana, il Pontefice ha incontrato i giornalisti a bordo condividendo con loro un ricordo carico di affetto e gratitudine. “Papa Francesco – ha detto Leone XIV – ha lasciato e donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti”. Ha vissuto, ha aggiunto, “veramente la vicinanza ai più poveri, ai più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”. Un’eredità, quella del Papa argentino, che Leone ha voluto declinare in due messaggi fondamentali: la promozione della fratellanza universale, intesa come autentico rispetto per ogni uomo e ogni donna, e il messaggio della misericordia. Ha ricordato, a questo proposito, l’omelia sulla donna adultera tenuta da Francesco il 17 marzo 2013, prima ancora dell’inaugurazione del pontificato, e la celebre celebrazione del Giubileo straordinario della misericordia. “Preghiamo che lui già stia godendo della misericordia del Signore”, ha concluso Leone, invitando a ringraziare “per il gran dono della vita di Francesco a tutta la Chiesa e a tutto il mondo”.

Un programma fitto tra università, sofferenza psichiatrica e diplomazia

La giornata del Pontefice a Malabo, la prima di questa ultima tappa che si protrarrà fino al 23 aprile prima del rientro in Vaticano, è articolata in momenti molto diversi tra loro, a simboleggiare la pluralità delle sfide che attendono la Chiesa in questa regione. Dopo gli impegni istituzionali al Palazzo Presidenziale, dove l’incontro con le autorità ha fatto da preludio al severo monito contro l’uso strumentale della fede, Leone XIV si è spostato presso il Campus Universitario a lui intitolato, “Papa León XIV”, per un incontro con il mondo della cultura. Un’occasione, questa, in cui il Papa ha ribadito il concetto – già emerso nei giorni scorsi – secondo cui la scienza e la tecnologia, pur essendo strumenti potenti, necessitano di un orientamento morale. “La tradizione morale cristiana – ha spiegato ai professori e agli intellettuali presenti – ci offre un orientamento fondamentale”, riaffermando l’impegno per l’eccellenza accademica e la formazione integrale degli studenti. Nel primo pomeriggio, invece, la visita all’ospedale psichiatrico Jean Pierre Olie ha rappresentato il momento più toccante dal punto di vista umano. Accogliendo gli operatori e i pazienti, il Pontefice ha consegnato loro un messaggio di speranza, ricordando che “Dio ci ama come siamo”, in un gesto che idealmente si ricollega alla predilezione di Francesco per gli ultimi e gli emarginati.

Il contesto geopolitico di una visita attesa da 44 anni

La visita di Leone XIV giunge in un momento storico delicato per la Guinea Equatoriale, un Paese che, nonostante le ingenti risorse petrolifere scoperte negli anni Novanta (che costituiscono ormai quasi la metà del Prodotto Interno Lordo), presenta ancora un altissimo tasso di povertà, con oltre la metà della popolazione che vive al di sotto della soglia di sopravvivenza. L’entusiasmo della folla al passaggio del Papamobile a lati aperti, testimoniato da decine di migliaia di persone accorse lungo le strade da Bata a Malabo, contrasta con le accuse di autoritarismo e corruzione che da decenni gravano sul governo del presidente Obiang, il capo di Stato più longevo del continente. L’abbraccio della popolazione, che ha aspettato 44 anni per rivedere un Papa, rappresenta per la Chiesa locale un’occasione di rinnovamento spirituale, mentre per Leone XIV si configura come l’ultimo atto di un viaggio che, nel silenzio dei media occidentali, ha cercato di ridare centralità alle istanze di giustizia, sviluppo e pace per un continente spesso dimenticato.

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