Il papa chiude il viaggio africano con una messa a Malabo e fa rientro in serata a Roma
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Redazione Esteri
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L’ultimo giorno del pontefice sul continente, quello che chiude una lunga e articolata visita apostolica cominciata diversi giorni fa, si consuma tra i riti solenni della messa celebrata allo stadio di Malabo, nella Guinea Equatoriale, e il successivo decollo dell’aereo papale diretto a Roma. Papa Leone XIV, che ha attraversato nelle tappe precedenti Algeria, Camerun e Angola, ha voluto concludere questa fitta agenda di incontri proprio nella capitale equatoguineana, dove le autorità locali hanno predisposto un’accoglienza improntata ai massimi livelli cerimoniali. La funzione religiosa, fissata per le ore 10 locali (le 11 in Italia), si terrà di fronte a circa ventimila fedeli radunati nell’impianto sportivo cittadino: un numero significativo, se si considera la capienza della struttura e la portata simbolica di un evento che mancava da oltre quattro decenni in questa parte dell’Africa centrale.
Subito dopo la liturgia, senza lunghi intermezzi o discorsi di congedo formali, è prevista la breve cerimonia di saluto che sancirà il termine ufficiale della missione pastorale. Alle 12.45 il velivolo che porta il papa e il suo seguito lascerà Malabo, con rotta verso l’aeroporto romano di Fiumicino, dove l’atterraggio è atteso per le 19.55. Il rientro in Vaticano, dunque, avverrà a sera inoltrata, chiudendo un’assenza che ha tenuto il pontefice lontano dalla Santa Sede per diversi giorni. Le cronache di queste ore, comprese quelle raccolte da Vatican News, restituiscono l’immagine di una decima giornata particolarmente densa: il papa ha celebrato la messa nella basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo, ha fatto visita alla Escuela Tecnológica intitolata a papa Francesco e, nel pomeriggio, si è spostato a Bata per una sosta di preghiera nella cattedrale di San Giacomo e Nostra Signora del Pilar.
Un parroco del lago d’Orta: “Grazie papa Leone, un dono per il mio paese”
L’eco della visita papale non si avverte solo nelle strade di Malabo o di Bata, ma arriva fino alle sponde del lago d’Orta, dove don Antimo Okee Ntugu guida le parrocchie di Pella, Alzo e Pogno. Originario proprio della Guinea Equatoriale, il sacerdote ha seguito con emozione ogni tappa del viaggio, sottolineando come l’evento assuma i tratti di una ricorrenza storica: erano passati quarantaquattro anni dall’ultima volta che un papa – allora Giovanni Paolo II – aveva messo piede in quei territori. “Ci ha voluto donare una grazia”, ha dichiarato don Antimo, senza nascondere la commozione per un gesto che ha restituito visibilità a una realtà africana spesso poco frequentata dai grandi pellegrinaggi apostolici.
L’appello ai giovani e alle famiglie: “Costruire un mondo migliore”
La giornata di ieri a Bata, prima dello spostamento finale verso Malabo, aveva offerto al pontefice l’occasione per incontrare due categorie che considera centrali nella sua riflessione pastorale: i giovani e le famiglie. Lì, di fronte a una platea attenta e partecipe, papa Leone XIV ha lanciato un invito esplicito a “costruire un mondo migliore”, una formula che racchiude senza ambiguità la tensione etica e sociale del suo magistero. Non si è trattato di un semplice saluto di circostanza, ma di un passaggio argomentato all’interno di un discorso che ha toccato i temi della speranza, della responsabilità collettiva e della necessità di non lasciare indietro nessuno. Le parole del papa, riportate dalle agenzie e dai media vaticani, hanno trovato terreno fertile in una regione dove le disuguaglianze economiche si intrecciano con antiche tradizioni religiose.
L’intensa decima giornata tra Mongomo e Bata: messa, scuola tecnologica e preghiera
A ripercorrere nei dettagli le ultime ore africane del pontefice, vale la pena soffermarsi sulla struttura di quella decima giornata che ha anticipato il gran finale di Malabo. La mattina presto a Mongomo, con la celebrazione eucaristica nella basilica dedicata all’Immacolata Concezione, ha rappresentato il primo atto di una sequenza serrata di impegni. Subito dopo, la visita alla scuola tecnologica intitolata a papa Francesco ha mostrato l’attenzione del pontefice per la formazione professionale dei giovani, un capitolo sul quale Leone XIV ha spesso insistito nei suoi discorsi africani. Il trasferimento pomeridiano a Bata, invece, ha avuto un carattere più raccolto: la breve sosta nella cattedrale cittadina, dedicata a San Giacomo e Nostra Signora del Pilar, è stata riservata a un momento di preghiera personale, lontano dai riflettori e dalle folle. Un modo, forse, per ricaricare lo spirito prima della messa conclusiva allo stadio di Malabo e del successivo volo di ritorno verso Roma.




