Giorgia Soleri e lo scontrino da 8.463 euro per la vulvodinia
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Redazione Salute
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Ottomilaquattrocentosessantatré euro, una cifra che, come lei stessa ha documentato con un post sui social network, rappresenta soltanto una parte dell'impegno economico annuale per affrontare una patologia cronica che lo Stato italiano non riconosce. A questa somma, infatti, vanno aggiunte le spese per i ripetuti viaggi verso gli studi medici e le cliniche, situati per lo più nel nord del Paese, e quelle per le sedute di riabilitazione del pavimento pelvico, un percorso terapeutico essenziale per la gestione del dolore. Giorgia Soleri, attivista e modella, ha scelto di mostrare pubblicamente quello che ha definito "lo scontrino del dolore", calcolando in oltre ottomila euro l'anno l'onere per curare la vulvodinia e il dolore pelvico cronico, condizioni fortemente invalidanti che la accompagnano da tempo.
Il peso di una malattia non riconosciuta
La sua denuncia, che si inserisce in una battaglia personale portata avanti con notevole coraggio, punta a sollevare il velo su quello che considera un vero e proprio scandalo: la necessità di sostenere costi così elevati per un diritto fondamentale come la salute. «Spendere queste cifre per la propria salute oggi, in Italia, dovrebbe essere considerato uno scandalo», ha affermato Soleri, sottolineando come, nonostante l'articolo 32 della Costituzione sancisca la tutela della salute come diritto dell'individuo, per la vulvodinia non esista ancora un riconoscimento ufficiale. Una mancanza che, di fatto, grava interamente sulle spalle dei pazienti, costretti a rivolgersi a strutture private e a specialisti la cui consulenza rappresenta una voce di spesa ingente e continuativa.
La battaglia personale diventa pubblica
Con una serie di immagini condivise online, l'attivista è tornata a porre l'accento su una questione che le sta profondamente a cuore, trasformando la sua esperienza privata in un caso emblematico. La sua lucidità nel descrivere la situazione ha riacceso i riflettori sulle difficoltà che incontrano coloro i quali soffrono di patologie croniche spesso invisibili, ma estremamente dolorose. La vulvodinia, un disturbo complesso e poco compreso, comporta infatti un dolore vulvare persistente, per il quale le opzioni di trattamento, sebbene esistano, richiedono un impegno economico non indifferente e percorsi spesso lunghi e faticosi.
Il silenzio che circonda milioni di persone
Quello di Soleri non è un caso isolato, ma una storia che, come lei stessa ha tenuto a precisare, coinvolge silenziosamente milioni di persone nel Paese. La sua testimonianza mira a rompere quel muro di indifferenza che spesso circonda le malattie croniche, specialmente quando riguardano la sfera intima e genitale femminile. L'assenza di un inquadramento specifico da parte del Servizio Sanitario Nazionale costringe i pazienti a un vero e proprio pellegrinaggio tra diversi medici, con la conseguenza di moltiplicare le spese e di ritardare l'accesso a cure appropriate, un lusso che non tutti possono permettersi.




