Trump attacca le politiche per l'inclusione: l'Europa respinge le pressioni sulle aziende
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Redazione Esteri
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L’amministrazione del presidente americano Donald Trump ha intensificato la sua offensiva contro i programmi legati alla diversità, all’equità e all’inclusione (DEI), estendendo le direttive anche alle aziende europee, comprese quelle italiane, che collaborano con gli Stati Uniti. Attraverso lettere inviate dai contracting officer delle ambasciate, il Dipartimento di Stato ha sollecitato le imprese a certificare l’assenza di iniziative DEI, minacciando, seppur in termini formali, possibili ripercussioni negli appalti pubblici qualora non venissero rispettati gli ordini esecutivi voluti da Trump.
La mossa, che segue l’abolizione di tali politiche all’interno del governo federale, riflette una precisa linea ideologica, volta a smantellare quelle misure ritenute, dall’attuale esecutivo statunitense, contrarie alle leggi antidiscriminazione. Nonostante il tono perentorio delle comunicazioni, però, l’Europa non ha accolto passivamente la richiesta. Sebbene l’Unione Europea non si sia ancora espressa ufficialmente, una portavoce ha ribadito che i principi di uguaglianza e antidiscriminazione rappresentano valori cardine dei trattati. Francia e Belgio, in particolare, hanno già manifestato la loro opposizione, rifiutando di adeguarsi a quanto imposto dagli Stati Uniti.
Le reazioni delle aziende transalpine sono state nette, soprattutto dopo che i media francesi hanno rivelato il contenuto delle missive, nelle quali si esortavano le multinazionali ad abbandonare qualsiasi progetto legato alla DEI, anche al di fuori del territorio americano. Un’imposizione che, oltre a sollevare questioni di sovranità, rischia di creare attriti commerciali, considerato il peso degli investimenti statunitensi nel Vecchio Continente.




