Pfas nell’acqua, Greenpeace e la politica si scusino
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Redazione Interno
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Gentile Direttore, ho appreso dalla stampa che Greenpeace avrebbe “promosso” la qualità dell’acqua a Crespiatica. Dopo quasi due anni di vergognosa campagna denigratoria che ha attentato alla quotidianità, alla sicurezza, all’indipendenza idrica e ad un settore strategico, oggi veniamo “promossi”; ma da chi? Da chi sin dal maggio 2023, presentandosi con la verità in tasca, ha dato spettacolo, elevandosi ad accusatore del Lodigiano, diffondendo un’ingiustificata paura, denigrando a livello nazionale ed internazionale il nostro territorio ed infangando il lavoro di migliaia di persone.
Il 2025 potrebbe segnare una svolta per la valutazione sulla presenza dei Pfas in Friuli Venezia Giulia. Queste sostanze, infatti, sono da tempo sotto la lente dell'Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che proprio sul suo sito, a seguito di un reportage del quotidiano francese Le Monde realizzato nel 2023, ha evidenziato che «alla fine del sessennio in corso, 2020-2025, si potranno trarre le conclusioni e formulare ulteriori azioni correttive da intraprendere da parte delle autorità competenti».
Otto località del Friuli Venezia Giulia sono sotto la lente di Greenpeace per verificare la concentrazione di Pfas nell’acqua potabile e una conclusione: tutte le rilevazioni si inseriscono nelle fasce più basse della scala che misura la presenza di queste sostanze poli e per-fluoro-alchiliche diffusisi dalla metà degli Cinquanta del secolo scorso soprattutto perché molte delle molecole che li compongono sono adoperate nei processi industriali per la produzione di molti beni di consumo per le loro proprietà idro e oleo repellenza, trattamento antimacchia, resistenza termica alla corrosione e basso coefficiente di attrito.
Se c’è una potente lobby, capace di influenzare i decisori politici a Bruxelles, non è quella verde.




