Paolini si ferma in semifinale a Merida, Darderi è in finale a Santiago

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non bastano neanche il Messico e un torneo 500 non nobilissimo come quello di Merida per ritrovare la migliore Jasmine Paolini. Dopo due buoni match, pur condendo di qualche difficoltà il quarto di finale contro Boulter, l'azzurra si è fermata in semifinale per mano di Cristina Bucsa: 7-5 6-4 il punteggio finale in favore della spagnola, che dopo dieci sconfitte consecutive in due set riesce finalmente a trovare il successo contro una top 10.

Una rimonta vana nel primo set

La trentenne toscana, numero sette del mondo e prima testa di serie del torneo messicano, aveva ricevuto una wild card per partecipare al torneo yucateco. Eppure, nonostante il prestigio della sede e un tabellone che si era aperto con l'eliminazione di altre favorite, l'inerzia della partita è sfuggita di mano alla Paolini sin dalle prime battute. Come già accaduto nei quarti contro la britannica Boulter, quando era riuscita a ribaltare un 6-0 3-3, l'azzurra ha accusato un avvio contratto, finendo sotto 5-2 nel primo parziale. La reazione, però, c'è stata ed è stata veemente: tre giochi consecutivi hanno permesso alla Paolini di impattare sul 5-5, facendo pensare a un nuovo capolavoro in rimonta. La spagnola, nata a Chisinau, non ha però accusato il colpo, trovando le energie per strappare nuovamente il servizio alla toscana e chiudere 7-5 dopo cinquantacinque minuti di battaglia.

La resistenza spezzata di Paolini

Nel secondo set, il copione sembrava doversi ripetere, ma con un esito differente per i colori azzurri. Bucsa, forte del vantaggio e forte di un tennis solido e privo di sbavature, ha piazzato un parziale di quattro giochi a zero che sembrava poter indirizzare la semifinale su binari a senso unico. Paolini, però, è riuscita a trovare il controbreak nel sesto gioco, riaprendo un incontro che sembrava ormai segnato. La spagnola, tuttavia, ha mantenuto i nervi saldi nei momenti cruciali, gestendo con lucidità i turni di battuta successivi e impedendo all'italiana di completare l'ennesima rimonta. Dopo un'ora e trentadue minuti di gioco, il dritto della Bucsa ha sigillato il 6-4 che vale l'accesso alla finale, lasciando la Paolini con l'amaro in bocca per un'occasione che, sulla carta, appariva alla sua portata.

Darderi conquista la finale cilena

Sulle differenti superfici in terra battuta di Santiago del Cile, sorride invece Luciano Darderi. L'italo-argentino, numero 21 del ranking ATP e seconda testa di serie del Chile Open, ha confermato il suo ottimo momento di forma superando in due set l'argentino Sebastian Baez, numero 52 del mondo, con il punteggio di 6-4 6-3 in poco più di un'ora e mezza di gioco. Darderi, che aveva già eliminato Baez nei precedenti confronti stagionali, ha costruito il successo punto dopo punto, annullando la reazione del suo avversario nel momento clou del primo parziale. Dopo aver concesso un break iniziale, l'azzurro ha reagito con immediatezza, trovando il controbreak e successivamente, sul 5-4, la zampata decisiva per portare a casa il primo set. Nella seconda frazione, la partita è scivolata via sui binari del controllo di Darderi, capace di piazzare l'allungo decisivo nel secondo game e di amministrare il vantaggio fino al 6-3 finale.

La sfida di Darderi e l'exploit di Cobolli

Per Darderi, quella cilena rappresenta la seconda finale del 2026 dopo quella persa a Buenos Aires contro Francisco Cerundolo, e va ad aggiungersi a un palmarès che lo vede alla ricerca del quinto Titolo in carriera. Nella notte italiana affronterà il tedesco Yannick Hanfmann, numero 81 del ranking, che ha sorpreso lo stesso Cerundolo in semifinale. Un successo che proietterebbe Darderi ulteriormente verso l'alto in classifica, in un momento magico per il tennis italiano che, sempre nella notte messicana, ha visto Flavio Cobolli trionfare nel prestigioso ATP 500 di Acapulco battendo lo statunitense Frances Tiafoe. Un exploit, quello del romano, che gli varrà l'ingresso tra i primi quindici giocatori del mondo, a testimonianza di una scuola italiana in costante crescita nonostante la delusione di Merida.

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