San Raffaele, caos in terapia intensiva e dimissioni lampo del vertice

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra il 6 e il 7 dicembre, mentre la città dormiva, il padiglione di terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano, noto come Iceberg, è precipitato in uno stato di grave crisi operativa. Una sequela di errori, attribuiti al personale infermieristico assunto tramite una cooperativa esterna alla quale era stata affidata la gestione di reparti ad alta intensità di cure, ha costretto la direzione a prendere misure drastiche per garantire la sicurezza dei pazienti. Si è reso necessario, in quelle ore concitate, bloccare temporaneamente nuovi accessi dal Pronto Soccorso e organizzare il trasferimento di alcuni degenti verso altri reparti, un’operazione che di per sé evidenzia la gravità della disfunzione venutasi a creare in un presidio di così alto livello.

L'unità di crisi e la pressione delle istituzioni

In seguito a quei fatti, l'attenzione delle autorità sanitarie si è immediatamente concentrata sulla struttura. L'Agenzia di Tutela della Salute, cui spetta il compito di vigilare, ha avviato un'indagine approfondita per accertare le dinamiche e le responsabilità di quanto accaduto, un passaggio inevitabile che ha ulteriormente accresciuto la tensione all'interno dell'istituto. La stessa direzione ospedaliera, d'altronde, aveva nel frattempo istituito un'unità di crisi per gestire le immediate ricadute dell'episodio e tentare di ripristinare un quadro di normalità, sebbene il danno d'immagine e la compromissione della fiducia risultassero ormai tangibili. La politica, dal canto suo, ha iniziato a sollecitare risposte chiare e definitive, chiedendo conto di come potesse verificarsi un simile cortocircuito in un'istituzione sanitaria di prima grandezza.

Le dimissioni anticipate dell'amministratore unico

La riunione d'urgenza del Consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato, proprietario dell'Irccs, era dunque attesa come il momento decisivo per tracciare una linea. Convocato nella giornata di lunedì 8 dicembre, il Cda si è trovato a dover deliberare su una situazione già in larga parte definita. Prima ancora che i consiglieri potessero votare all'unanimità la procedura formale di revoca nei confronti dell'amministratore unico Francesco Galli, questi aveva infatti già fatto pervenire le proprie dimissioni irrevocabili, anticipando di fatto la mossa dell'organo sovrano. Una resa dei conti rapida, che ha sancito la fine del suo mandato a partire dalla stessa data della riunione, come successivamente comunicato in una nota ufficiale.

Il nuovo corso e le questioni aperte

Il passaggio di consegne è stato immediato. Nel corso della medesima seduta, il Consiglio ha provveduto a nominare Marco Centenari come nuovo amministratore, chiamandolo a guidare l'ospedale in una fase di assoluta delicatezza. La sua sfida principale consisterà nel sanare le criticità emerse, che vanno ben oltre il singolo episodio della notte del 6 dicembre e che sembrano radicarsi in una riorganizzazione del personale i cui limiti sono stati messi a nudo in modo drammatico. Gli errori ripetuti degli infermieri della cooperativa, peraltro, pongono interrogativi stringenti sul sistema degli appalti esterni in ambiti sanitari così sensibili, dove la preparazione specifica e la continuità assistenziale non possono essere soggette a logiche puramente contrattuali. Restano ora sul tavolo le indagini interne e quelle delle autorità competenti, il cui esito sarà cruciale per comprendere appieno la catena di eventi e per implementare correttivi strutturali.

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