Milano chiude in rialzo con Avio e Stm, ma lo spread sul petrolio tiene banco
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Redazione Economia
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La settimana si chiude all’insegna dell’ottimismo controllato per i listini del Vecchio Continente, dove i principali indici hanno archiviato l’ultima seduta – quella del 22 maggio – in territorio positivo, aggrappandosi a due narrazioni principali: l’appeal del comparto tecnologico, capace di attrarre liquidità nonostante l’incertezza, e i “venti di pace” che soffiano sempre più insistenti dal Medio Oriente. A Milano, Piazza Affari ha confermato questo trend, con il Ftse Mib che ha messo a segno un progresso dello 0,7%, restando però lievemente in ombra rispetto alla performance più brillante di Francoforte, dove il Dax ha invece chiuso la settimana con un balzo superiore al 4%. Una cautela, quella italiana, dovuta in larga parte al consueto effetto degli stacchi cedole, che hanno frenato l’euforia generale e ridimensionato i guadagni potenziali.
Venti di pace e dossier nucleare, un’intesa ancora tutta da scrivere
La scintilla che ha acceso i motori degli acquisti è stata la crescente aspettativa riguardo a una possibile svolta negoziale tra Stati Uniti e Iran, un fronte caldo che tiene banco ormai da mesi. Secondo fonti diplomatiche, le trattative – spesso descritte come altalenanti a causa di annunci e puntuali smentite – sembrerebbero essere entrate in una fase cruciale, con l’emittente televisiva al-Arabiya che ha persino parlato di una bozza finale di accordo grazie alla mediazione del Pakistan. Una mediazione che, va detto, ha già subito diversi stop and go nelle scorse settimane, costringendo gli investitori a tenere il fiato sospeso.
Parallelamente, le parole del presidente americano Donald Trump hanno contribuito ad alimentare la fiducia: dall’altra parte dell’oceano filtra un cauto ottimismo, nonostante Washington mantenga una posizione ferma sulle ambizioni nucleari iraniane, un nodo che rappresenta il vero ostacolo alla firma di un trattato duraturo. Gli analisti di mercato notano come gli investitori stiano scontando una distensione, ma i fatti concreti sul tavolo restano ancora pochi; mentre la diplomazia lavora, lo Stretto di Hormuz – arteria vitale per il greggio – continua a rimanere serrato, un dettaglio non da poco che frena gli slanci più eccessivi.
Avio vola con il business spaziale, Stm e Stellantis reggono il ritmo
Guardando al dettaglio del listino milanese, spicca l’ennesima performance da protagonista di Avio: il titolo aerospaziale ha letteralmente brillato, guadagnando oltre il 5% in una sola seduta (toccando picchi del 19% nell’intraday secondo alcune fonti), sostenuto dalla crescente euforia per il settore spaziale e dalle aspettative legate a operazioni straordinarie come l’imminente quotazione di SpaceX. Una crescita, quella di Avio, che la colloca ancora una volta in maglia rosa, confermandosi uno dei titoli più speculativi e amati dal mercato in questa fase.
Non sono da meno i colossi della tecnologia e dell’auto. STMicroelectronics ha cavalcato l’onda lunga del comparto chip, beneficiando di una ritrovata propensione al rischio per i semiconduttori che sta trainando le borse a livello globale; l’azienda italo-francese ha registrato un progresso del 5,2%, mentre Stellantis ha mostrato i muscoli rimbalzando con un +3,2% circa. Un recupero, quello del gigante automobilistico, che arriva a valle della presentazione di un nuovo piano strategico, un dettaglio che ha ridato fiducia agli azionisti dopo le incertezze dei giorni precedenti.
Il caro petrolio frena l’entusiasmo, lo spread scende
Ma non tutto luccica nel panorama finanziario. A frenare l’entusiasmo dei rialzisti ci pensa, inevitabilmente, il capitolo energia. Nonostante le voci di una distensione, le quotazioni del petrolio restano ostinatamente elevate, viaggiando ben al di sopra della soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, finché resterà militarmente conteso e chiuso ai normali flussi commerciali, rappresenta un’ancora di gravità per le economie europee, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche; un costo del greggio così alto, di fatto, erode i margini delle aziende e frena il potere d’acquisto delle famiglie, creando una sottile ma costante tensione di fondo.
Se da un lato le energetiche come Eni e Saipem hanno pagato lo scotto di questo contesto (registrando ribassi rispettivamente del 2,1% e del 2,5%), dall’altro lato il comparto finanziario ha retto l’urto. Unicredit ha guidato l’avanzata delle banche, sostenuta dall’allentamento dello spread Btp-Bund. Il differenziale, infatti, ha concluso la giornata in calo a 73 punti, un segnale di relativa tranquillità per i conti pubblici italiani che, in una giornata dominata dalla geopolitica, ha offerto un ulteriore piccolo sollievo agli investitori obbligazionisti. Una seduta, insomma, che conferma la resilienza dei mercati ma invita alla prudenza, con lo sguardo puntato sulle prossime mosse dei diplomatici.




