Iran, il piano del Mossad per rovesciare la Repubblica islamica con Ahmadinejad
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Redazione Esteri
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Il piano del Mossad per rovesciare la Repubblica islamica iraniana avrebbe previsto un’offensiva curda dall’Iraq verso Teheran, sostenuta dai bombardamenti israeliani e da una possibile sollevazione popolare interna. L’operazione, indicata con il nome “Il gatto con gli stivali” e attribuita ai servizi israeliani da Canale 13 e rilanciata da i24NEWS, avrebbe avuto l’obiettivo di trasformare la campagna militare contro l’Iran in un tentativo di cambio di regime. Secondo le ricostruzioni riportate, il progetto avrebbe collegato un’azione militare esterna alla possibilità di un ribaltamento politico all’interno della Repubblica islamica.
Il piano del Mossad e il fronte curdo contro Teheran
Secondo le informazioni diffuse nelle inchieste, il piano del Mossad avrebbe puntato sul coinvolgimento di combattenti curdi provenienti dall’Iraq, con l’ipotesi di un’avanzata verso la capitale iraniana mentre Israele avrebbe condotto bombardamenti sul territorio. La strategia avrebbe previsto anche il sostegno di una protesta popolare capace di accompagnare l’azione militare e favorire il collasso dell’attuale sistema politico. L’operazione “Il gatto con gli stivali” sarebbe stata quindi concepita come un intervento articolato, basato sulla combinazione tra pressione militare, movimento sul terreno e cambiamento interno.
Le ricostruzioni citate descrivono un progetto che avrebbe avuto una durata di quasi quattro anni e che avrebbe coinvolto anche la figura di Mahmoud Ahmadinejad. Le inchieste pubblicate da New York Times e Haaretz, realizzate con il contributo di oltre trenta fonti politiche, militari e diplomatiche, avrebbero ricostruito un’operazione che fino a poche settimane prima veniva considerata più vicina alla narrativa della spy-fiction che alla cronaca geopolitica. Al centro della vicenda ci sarebbe stato il tentativo di utilizzare un ex presidente iraniano come possibile elemento di una transizione politica.
Ahmadinejad e l’ipotesi di un ritorno al potere in Iran
Mahmoud Ahmadinejad aveva guidato l’Iran dal 2005 al 2013, rappresentando la linea più dura nei confronti di Israele, rilanciando il programma nucleare e negando l’Olocausto. Dopo la fine della sua presidenza, secondo quanto riportato, avrebbe progressivamente modificato i toni pubblici, criticando l’establishment politico e la corruzione senza abbandonare l’ambizione di tornare alla guida del Paese. La sua posizione successiva avrebbe attirato l’attenzione nell’ambito delle ricostruzioni sul possibile coinvolgimento in un progetto di cambiamento del sistema iraniano.
Secondo le indiscrezioni riportate, Ahmadinejad avrebbe ritenuto impossibile un nuovo ritorno al potere attraverso gli strumenti interni alla Repubblica islamica e avrebbe ipotizzato una transizione sostenuta da potenze straniere. In questo scenario, sempre secondo le informazioni diffuse, sarebbe stata considerata anche la possibilità che un suo futuro governo potesse riconoscere Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo promossi da Donald Trump. L’ex presidente iraniano sarebbe così diventato una figura centrale nelle ricostruzioni sul presunto progetto attribuito al Mossad.
Il fallimento dell’operazione e la sorte dell’ex presidente iraniano
Le indiscrezioni sul piano segreto riferiscono che, durante lo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, Ahmadinejad sarebbe stato trasferito in un luogo segreto. Successivamente, però, il progetto sarebbe fallito e l’ex presidente iraniano sarebbe stato sottoposto agli arresti domiciliari. La vicenda viene descritta nelle ricostruzioni come il tentativo di riportare al potere una figura che aveva segnato la politica iraniana degli anni Duemila, ma che dopo l’uscita dalla presidenza aveva assunto posizioni critiche verso l’apparato dirigente.
Le informazioni diffuse sul piano del Mossad in Iran collegano quindi due elementi principali: il possibile utilizzo del fronte curdo come strumento di pressione militare e il ruolo attribuito ad Ahmadinejad in una prospettiva di cambiamento politico. Le inchieste citate hanno riportato l’attenzione su un’operazione descritta come un progetto di trasformazione del conflitto in un tentativo di modifica degli equilibri al vertice della Repubblica islamica.




