Il Pentagono mette le carte in tavola: niente «Buy European» per le armi, o ci saranno ritorsioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’amministrazione del presidente Donald Trump, attraverso una nota formale del Dipartimento della Difesa recapitata alla Commissione Europea, ha spento sul nascere qualsiasi ambizione di autonomia strategica in materia di armamenti che escluda gli Stati Uniti. Il messaggio, spedito nel contesto di una consultazione pubblica sulla revisione della direttiva europea sugli appalti per la difesa, è tutt’altro che una semplice raccomandazione: si tratta di un avvertimento esplicito contro l’introduzione di clausole vincolanti di tipo «Buy European» -1-4. Bruxelles, dopo faticose mediazioni interne — dove la spinta francese per una base industriale autonoma si è scontrata con le aperture atlantiste di Germania, Italia e Polonia — aveva cominciato a definire i contorni di un principio che impone una quota minima del 65% di componenti europee nei programmi finanziati dall’Unione, come il pacchetto Safe da 150 miliardi -2-3.

La reazione di Washington, riportata nei dettagli da Politico e confermata da fonti diplomatiche, non lascia spazio a interpretazioni: le industrie belliche statunitensi non possono essere escluse da quello che considerano un mercato naturale, pena l’innesco di contromisure commerciali -5-8. Nel documento inviato a Bruxelles, il Pentagono definisce «sbagliata» la deriva protezionistica, sostenendo che essa comprometterebbe l’interoperabilità della Nato e metterebbe a repentaglio la capacità collettiva di fornire equipaggiamenti -1. Gli Stati Uniti, si legge nella nota, si oppongono fermamente a qualsiasi modifica della direttiva del 2009 che limiti la capacità dell’industria americana di partecipare agli appalti degli Stati membri, sottolineando come le grandi aziende europee continuino peraltro a beneficiare dell’accesso al mercato statunitense -4.

La dottrina Trump per il riarmo: comprate americano o niente deroga al «Buy American»

La minaccia, però, non si ferma alla semplice dichiarazione di principio. Dall’altra parte dell’Atlantico sono già stati ipotizzati gli strumenti della ritorsione. Il governo Trump ha chiarito che l’eventuale adozione di misure di preferenza europea nelle legislazioni nazionali sugli appalti porterebbe Washington a riesaminare tutte le esenzioni e le deroghe concesse alle leggi «Buy American» -4-9. Attualmente, diciannove paesi dell’Unione su ventisette beneficiano di accordi di approvvigionamento reciproco per la difesa che consentono alle loro imprese di partecipare a gare d’appalto del Pentagono. Un meccanismo, questo, che verrebbe sostanzialmente smantellato, chiudendo di fatto l’accesso delle aziende europee a un mercato tra i più ricchi e tecnologicamente avanzati al mondo -5-8. L’amministrazione americana considera la clausola «Buy European» un punto di svolta negativo, un atto in contrasto con gli impegni assunti dall’Ue nella dichiarazione congiunta sul commercio del 2025 e con gli stessi obiettivi di capacità della Nato -4.

L’ipocrisia della dipendenza tecnologica e i nodi industriali europei

A rendere la posizione europea particolarmente delicata è la struttura stessa del suo riarmo. Nonostante la retorica sulla sovranità, le forze armate del Vecchio Continente dipendono per quasi due terzi da forniture statunitensi, che spaziano dai cacciabombardieri F-35 ai sistemi missilistici Patriot e HIMARS -8. La Francia, principale fautrice dell’autarchia bellica, si trova a dover convincere partner come l’Italia, le cui industrie della difesa sono fortemente integrate con le filiere extra-europee, e la Germania, storicamente più cauta su posizioni che potrebbero irritare Washington -2. La nota del Pentagono, datata 13 febbraio, arriva proprio mentre la Commissione guidata da Ursula von der Leyen cerca di finalizzare il piano per l’industria bellica, atteso per il 26 febbraio, e mentre si prepara l’aggiornamento della direttiva comunitaria del 2009 -1. La contraddizione è palese: da un lato gli Stati Uniti chiedono con insistenza all’Europa di aumentare la spesa militare e di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza; dall’altro, pretendono che questo sforzo finanziario si traduca in ordinativi per le proprie fabbriche di armi -5.

Un confronto aperto sulla revisione della direttiva appalti

La Commissione europea, che aveva sollecitato un feedback da governi e industria proprio per calibrare le nuove norme, si trova ora a dover gestire una pressione senza precedenti in un settore nevralgico come quello della difesa -1. L’avvertimento del Pentagono non lascia spazio a mediazioni: qualsiasi linguaggio di preferenza europea che venga recepito nelle legislazioni nazionali sovrane dei singoli Stati membri sarà considerato un casus belli commerciale -4. La Camera di commercio americana, pur con toni più sfumati, ha già messo in guardia contro una preferenza troppo stringente -1. Il braccio di ferro è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi della presentazione del nuovo quadro normativo Ue e con l’amministrazione Trump determinata a difendere gli interessi del suo complesso militare-industriale, minacciando di chiudere il rubinetto delle forniture e della cooperazione tecnologica a chi osi comprare solo «europeo» -9.

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