L'Italia del fondo spezza l'incantesimo: bronzo nella staffetta dopo vent'anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Vent’anni esatti sono trascorsi da quel 19 febbraio del 2006, quando a Pragelato Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi regalarono all’Italia l’oro olimpico nella staffetta di sci di fondo. Da allora, il movimento azzurro ha attraversato alterne fortune, collezionando piazzamenti e medaglie individuali – si pensi ai due argenti di Federico Pellegrino nella sprint – ma il podio a squadre, quello che profuma di collettivo e di patria, era rimasto un miraggio. Fino a ieri. Sulle nevi di Lago di Tesero, teatro delle gare di fondo di Milano-Cortina 2026, il quartetto composto da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e, appunto, Federico Pellegrino ha rotto l’incantesimo, conquistando una medaglia di bronzo che ha il sapore della rinascita per un intero settore dello sport invernale italiano.

La gara, una 4x7,5 km che alterna due frazioni in tecnica classica e due in tecnica libera, ha visto il dominio annunciato della Norvegia, capace di imporsi con il tempo di 1:04’24”5 e di regalare a Johannes Klaebo il suo quarto oro in questa edizione, il nono della sua leggendaria carriera. Alle spalle della formazione scandinava, la Francia ha conquistato un argento netto e meritato. È stata però la lotta per il terzo gradino del podio a regalare le emozioni più forti al pubblico italiano, accorso numeroso per sostenere i propri beniamini.

La rimonta firmata Pellegrino e il cuore di una squadra

La frazione d’apertura affidata a Davide Graz, fondista sappadino cresciuto nel mito di Fauner e Piller Cottrer, è stata solida e autoritaria: il classe 2000 ha tenuto il gruppo di testa, passando il testimone a Elia Barp in piena zona podio. Barp, nonostante un momento di difficoltà in una salita, ha saputo amministrare le energie e mantenere gli azzurri in una posizione competitiva. Il momento più critico per l’Italia è coinciso con la terza frazione, quella corsa in skating da Martino Carollo, ventiduenne piemontese di Borgo San Dalmazzo al debutto olimpico. Il giovane fondista dello Sci Club Alpi Marittime ha pagato qualcosa ai rivali, perdendo una ventina di secondi dal finlandese Arsi Ruuskanen e facendo scivolare l’Italia in quarta posizione, con le speranze di medaglia che sembravano improvvisamente offuscarsi.

È stato a quel punto che la staffetta è passata nelle mani del capitano, Federico Pellegrino. Il portabandiera azzurro, trentacinquenne valdostano alla sua ultima Olimpiade, si è trovato di fronte un distacco da colmare e un Niko Anttola da rimontare. Con la freddezza e la determinazione che contraddistinguono i campioni, Pellegrino ha iniziato a rosicchiare secondo su secondo, incollandosi alle code del finlandese e controllandone ogni mossa. L’allungo decisivo è arrivato nell’ultimo chilometro, una progressione potente che non ha lasciato scampo ad Anttola, permettendo all’azzurro di tagliare il traguardo con le braccia alzate, dieci secondi prima della Finlandia, regalando all’Italia il diciannovesimo metallo di questi Giochi.

Graz, Barp e Carollo: la nuova generazione sul podio

Se per Federico Pellegrino si tratta della terza medaglia olimpica della carriera – un bottino che arricchisce gli argenti di PyeongChang 2018 e Pechino 2022 – per i suoi tre compagni di squadra questo bronzo rappresenta l’ingresso trionfale nel gotha dello sci di fondo mondiale. Per Davide Graz, già protagonista di una carriera in ascesa con titoli giovanili e punti in Coppa del Mondo, la staffetta di casa era l’obiettivo dichiarato della stagione. Le sue parole al termine della gara, riprese dai colleghi, raccontano l’orgoglio di aver fatto la propria parte in una competizione dal sapore così speciale. Elia Barp, dal canto suo, ha condiviso la fatica e la gioia di una frazione combattuta, mentre per Martino Carollo, nonostante il momentaneo calo, la medaglia al debutto olimpico è un traguardo che pochi possono vantare.

I tre giovani azzurri hanno retto l'urto di una competizione durissima, dimostrando che il ricambio generazionale tanto atteso dal fondo italiano è finalmente una realtà concreta. La loro crescita, seguita con attenzione dagli addetti ai lavori, ha trovato proprio nell'appuntamento più importante la sua consacrazione. La prova di carattere messa in pista sullo scoccare dei vent'anni dall'ultimo alloro, è un segnale preciso per il futuro.

Il significato di un ritorno che mancava da Torino 2006

Questa medaglia di bronzo, per come è maturata e per il contesto in cui è arrivata, assume un significato che va oltre il semplice risultato tecnico. Per anni il fondo italiano ha vissuto all’ombra dei grandi risultati del passato, cercando una continuità che spesso è mancata. I due argenti di Pellegrino, pur splendidi, erano perle individuali in un panorama talvolta opaco. Il podio nella staffetta, invece, è la fotografia di un movimento che cresce, di un gruppo coeso capace di lottare e di soffrire insieme fino all’ultimo respiro.

Le dichiarazioni rilasciate a caldo dagli stessi atleti, riportate dalle agenzie di stampa, lasciano intendere quanto questo risultato fosse stato preparato e voluto. La consapevolezza nei propri mezzi, nonostante la superiorità di norvegesi e francesi fosse chiara, ha permesso agli azzurri di concentrarsi sul duello con la Finlandia senza perdersi d’animo nei momenti di difficoltà. La rimonta finale è stata il sigillo su una prestazione corale, dove ognuno ha messo qualcosa di sé. E se per Pellegrino, che al termine della stagione appenderà gli sci al chiodo per dedicarsi alla famiglia e ai suoi progetti imprenditoriali in Valle d’Aosta, questa è l’ultima danza olimpica, per Graz, Barp e Carollo è solo l’inizio di un cammino che si spera ricco di soddisfazioni.

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