Staffetta maschile di fondo, l’Italia torna sul podio dopo vent’anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Vent’anni dopo quell’oro olimpico, quello vinto a Torino 2006 sulla neve di Pragelato da Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi, lo sci di fondo italiano maschile è tornato a salire sul podio a cinque cerchi nella staffetta. È successo oggi a Lago di Tesero, in Val di Fiemme, teatro delle gare di Milano Cortina 2026, dove il quartetto azzurro composto da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino ha conquistato una medaglia di bronzo che profonda di storia e di sacrificio. La gara, una 4x7,5 chilometri che alterna le prime due frazioni in tecnica classica alle successive due in tecnica libera, ha visto il dominio incontrastato della Norvegia, capace di chiudere in 1 ora 4 minuti e 24 secondi e 5 decimi con Johannes Klaebo a mettere il sigillo finale su un’opera iniziata da Emil Iversen, Martin Nyenget ed Einar Hedegart. Alle spalle dei norvegesi, staccata di 22 secondi e 2 decimi, è giunta la Francia, mentre l’Italia ha dovuto lottare fino all’ultimo metro di pista per avere la meglio sulla Finlandia, quarta a soli dieci secondi dagli azzurri.

L’ultimo cambio e il rischio di restare a mani vuote

La corsa degli azzurri verso il podio non è stata priva di momenti di apprensione, anzi. Se la prima frazione aveva visto Davide Graz, fondista delle Fiamme Gialle originario di Sappada, impostare un ritmo che teneva il gruppo di testa nel mirino, e la seconda confermare Elia Barp, bellunese anche lui in forza alle Fiamme Gialle, in una posizione comunque competitiva, è stata la terza frazione a far temere il peggio. Martino Carollo, piemontese di Borgo San Dalmazzo tesserato per le Fiamme Oro, ha dovuto cedere una ventina di secondi al finlandese Arsi Ruuskanen, una perdita che aveva fatto scivolare l’Italia fuori dalla zona medaglie, posizionandola al quarto posto proprio nel momento cruciale della gara, quando mancava ormai solo l’ultimo cambio. È in quelle circostanze, però, che emerge il valore di chi sa gestire la pressione e di chi, come Federico Pellegrino, ha fatto della capacità di leggere le gare la sua arma migliore.

La rimonta firmata Federico Pellegrino

L’ultimo frazionista, il trentacinquenne valdostano portabandiera dell’Italia, si è trovato così a dover recuperare un ritardo di circa venti secondi dal finlandese Niko Anttola, e lo ha fatto con una tattica paziente e spietata. Pellegrino, che in carriera aveva già vinto due argenti olimpici nella sprint individuale rispettivamente a PyeongChang 2018 e a Pechino 2022, non è mai andato nel panico. Si è tenuto incollato alle code dell’avversario per gran parte della frazione, controllandone ogni movimento e risparmiando energie preziose, per poi piazzare l’allungo decisivo nell’ultima salita, staccandolo e tagliando il traguardo con le braccia alzate per chiamare a raccolta l’esultanza del pubblico di casa. Per lui, che al termine di questi Giochi lascerà l’agonismo per dedicarsi alla famiglia e all’attività alberghiera avviata con la moglie a Gressoney, si tratta della terza medaglia olimpica della carriera, una sorta di eredità morale per i tre compagni più giovani.

I profili dei nuovi protagonisti del fondo azzurro

Se Pellegrino rappresenta la certezza e l’esperienza, gli altri tre componenti della staffetta incarnano il ricambio generazionale e la crescita di un movimento che da anni cercava un risultato di prestigio. Davide Graz, che vanta due bronzi iridati juniores a Oberwiesenthal 2020, aveva già assaporato il clima olimpico a Pechino 2022, ma oggi ha messo quel mattone fondamentale che ha permesso all’Italia di restare in scia alle potenze scandinave sin dalle battute iniziali. Elia Barp, classe 2002, reduce da un secondo posto nella team sprint di Coppa del Mondo a Davos proprio in coppia con Pellegrino e da un quarto posto individuale a Oberhof, ha confermato di essere uno specialista delle frazioni in classica. Quanto a Martino Carollo, cresciuto nello Sci Club Alpi Marittime di Entracque e con un passato nell’orienteering oltre che nel biathlon, praticato anche dal fratello minore Michele, ha retto l’urto nel momento più delicato, garantendo a Pellegrino un margine di svantaggio comunque colmabile, e la sua prima medaglia olimpica è anche il frutto di una carriera costruita con pazienza tra i campionati italiani e le prime esperienze iridate.

I distacchi e il valore di un bronzo storico

La classifica finale, che vede la Norvegia primeggiare con autorità davanti alla Francia, fotografa un’Italia capace di inserirsi in una lotta a tre con finlandesi e canadesi, questi ultimi quinti a oltre un minuto. Il tempo finale degli azzurri, 47 secondi e 9 decimi dopo i vincitori, restituisce l’idea di una gara sofferta ma intelligentemente condotta, in cui la rimonta finale ha cancellato i timori della terza frazione. Per Pellegrino, che mercoledì proverà a salire nuovamente sul podio nella team sprint in coppia con Elia Barp, si profila la possibilità di chiudere la carriera con due medaglie nella stessa edizione, un risultato che mai gli era riuscito prima. Per Graz, Barp e Carollo, invece, questo bronzo rappresenta il lasciapassare per un futuro da protagonisti in una disciplina che, dopo vent’anni di digiuno, ha finalmente ritrovato il gusto di salire sul podio olimpico davanti ai propri tifosi.

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