La Ford GT Mk IV strappa il record al Nürburgring e diventa l’americana più veloce di sempre sull’Inferno Verde

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è una vecchia storia, quella che lega indissolubilmente Detroit a Maranello, che continua a riscrivere le sue pagine non su strade pubbliche ma sui circuiti più iconici del mondo. E nonostante oggi, con Trump tornato alla Casa Bianca, l’orgoglio industriale americano si vesta di nuove ambizioni geopolitiche, è ancora sull’asfalto tedesco del Nürburgring che si consumano le sfide più autentiche tra potenza e ingegneria. La Ford GT Mk IV, erede spirituale di quella GT40 che umiliò Ferrari a Le Mans nel 1966 (ripetendosi poi per tre anni consecutivi), ha appena firmato un primato destinato a far discutere gli appassionati. Non si tratta della Mustang GTD avvistata in questi giorni sui tornanti della Nordschleife, bensì di un prototipo da pista – nato in soli 67 esemplari in collaborazione con Multimatic – che ha polverizzato il riferimento precedente.

Un crono da 6:15,977 che cancella la Corvette e si avvicina alla leggenda

Per capire la portata del risultato, bisogna partire dal dato grezzo: 6 minuti, 15 secondi e 977 millesimi. Frédéric Vervisch, pilota ufficiale Ford, ha consegnato alla casa dell’Ovale Blu un giro che è più di 34 secondi più rapido rispetto alla Chevrolet Corvette ZR1X (ferma a 6:49,275), detentrice fino a pochissimo tempo fa del record tra le auto americane sul tracciato. La GT Mk IV non si limita però a vincere la sfida interna a Detroit: si piazza come il terzo veicolo più veloce di sempre sull’intera storia della Nordschleife, quel labirinto di 20,8 chilometri che molti considerano il banco di prova definitivo per qualsiasi costruttore. Le sue sospensioni da gara Adaptive Spool Valve, la carrozzeria interamente in carbonio e il motore termico EcoBoost biturbo da oltre 800 cavalli le hanno permesso di attaccare ogni curva senza le concessioni richieste a una vettura stradale.

L’inferno verde come laboratorio e il ritorno alla filosofia racing degli anni Sessanta

L’operazione condotta nei giorni scorsi non è stata una semplice passerella mediatica. Ford ha scelto il Nürburgring – storicamente il luogo dove le case automobilistiche vanno a saggiare le reali prestazioni dei loro modelli più estremi – per dimostrare che la filosofia "piegare lo strapotere tecnico" non è mai tramontata. La GT Mk IV, va ricordato, non è un’auto da strada ma un prototipo da track day, omaggio diretto ai successi ottenuti a Le Mans; e proprio questa sua natura senza compromessi (nessuna omologazione stradale, nessun pneumatico con disegno stradale) spiega un margine così abissale sulla rivale di Chevrolet. La stessa Chevrolet, del resto, aveva recentemente alzato l’asticella con la ZR1X, ma il contro-sorpasso Ford porta la firma di un progetto nato in collaborazione con Multimatic, gli stessi che avevano curato la GT da corsa.

Frédéric Vervisch e il valore di un pilota che conosce ogni metro del tracciato

Non è un caso che Ford abbia affidato il volante a Frédéric Vervisch. Il belga, pilota ufficiale della casa, ha saputo interpretare ogni saliscendi della Nordschleife con una freddezza che solo chi conosce il tracciato metro per metro può permettersi. Il suo giro – lo si evince dai dati telemetrici non ancora resi pubblici nella loro interezza – ha sfruttato al massimo la capacità della GT Mk IV di scaricare a terra la potenza del V6 biturbo, gestendo le ondulazioni tipiche dell’Inferno Verde senza mai lasciare spazio all’errore. E proprio l’assenza di dettagli espliciti sulla dinamica dell’incidente (nessuna cronaca nera da raccontare, fortunatamente) lascia spazio al dato puro: un primato costruito con la logica della pista, non con quella della strada.

Un record che pesa come una rivincita storica, senza bisogno di parole

L’ombra della Ferrari è ancora lunga, in questa storia. Perché se la GT40 nacque per vendicare l’orgoglio ferito di Henry Ford II dopo il fallito acquisto del Cavallino, la GT Mk IV si presenta oggi come la prova che quell’approccio – battere l’avversario sul suo stesso terreno, il circuito – continua a funzionare a distanza di sessant’anni. Vervisch non ha dovuto inseguire nessuna Rossa sul cronometro: il terzo tempo assoluto di sempre parla da sé, alle spalle soltanto di due prototipi estremi (la Porsche 919 Hybrid Evo e la Volkswagen ID.R) che di stradale hanno ben poco. E così, mentre a Detroit si tornerebbe a sognare un’altra sfida a Le Mans, il Nürburgring incassa un nuovo capitolo di una rivalità che non ha mai avuto bisogno di parole, ma solo di giri veloci.

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