Atalanta-Udinese 0-0, il debutto di Mlacic e un primo tempo di giocate e imprecisioni alla New Balance Arena
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Redazione Sport
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C’è subito ritmo, alla New Balance Arena di Bergamo, dove Atalanta e Udinese danno vita al primo tempo di questa ventottesima giornata del campionato di Serie A, un match che per i nerazzurri rappresenta anche l’ultimo impegno prima del prestigioso doppio confronto europeo contro il Bayern Monaco e che per i friulani, reduci da un rotondo tre a zero inflitto alla Fiorentina, costituisce invece un prezioso banco di prova per testare la continuità del proprio momento positivo. Il primo possesso è appannaggio della formazione ospite, schierata con un 3-5-2 da mister Kosta Runjaic, e la partita si accende subito su un paio di episodi che coinvolgono il giovane esordiente bianconero.
È il classe 2007 Branimir Mlacic, alla sua prima presenza tra i professionisti, a catalizzare l’attenzione nei primi minuti, trovandosi in affanno sull’ala Kamaldeen Sulemana, una situazione che gli costa un'ammonizione piuttosto rapida per aver tentato di interrompere una progressione del ghanese. La spinta sulla sinistra di Sulemana, che nella prima parte della stagione militava nel Rennes, si rivela pericolosa in più di un'occasione; da un suo cross teso e insidioso dalla trequarti, il portiere Maduka Okoye è costretto a intervenere in tuffo, smanacciando in angolo per evitare guai maggiori. Dalla successiva battuta di Lazar Samardzic, che da posizione defilata cerca di trovare la via della porta, è il difensore Isak Hien a non inquadrare lo specchio, mandando alto sopra la traversa un’occasioni potenzialmente favorevole.
La manovra dell’Atalanta, affidata a un 3-4-2-1 voluto da Raffaele Palladino, si sviluppa prevalentemente sugli esterni, con i continui cambi di gioco a cercare di scardinare la linea difensiva ospite. E in una di queste transizioni, con Kristensen che spazza via un cross di Lorenzo Bernasconi indirizzato verso Gianluca Scamacca – il quale si era girato in area cercando il calcio a rete da distanza ravvicinata trovando però l'opposizione di un difensore – l’azione si sposta rapidamente sull’altro versante. Qui Nicolò Zaniolo, scattato in profondità, serve Kingsley Ehizibue che calcia potentemente a fil di palo, sfiorando il vantaggio per l’Udinese. La squadra di casa, che deve fare i conti con l’assenza di alcuni elementi chiave come l’olandese Marten de Roon, tenuto a riposo in ottica Champions, mostra qualche incertezza in fase di costruzione, come testimoniato da un errore in disimpegno di Hien che permette un recupero alto di Jurgen Ekkelenkamp: il centrocampista olandese, però, una volta guadagnata la posizione, sbaglia la misura del cross, vanificando la potenziale ripartenza.
Il centrocampo si fa battaglia su ogni pallone, con Jesper Karlström bravo a schermare Scamacca quando questi viene cercato in profondità, e il gioco si mantiene su livelli di intensità elevati, nonostante lo zero sul tabellino. Le due squadre si studiano, alternano fasi di pressione alta a momenti di maggiore gestione, in una gara che per l’Udinese rappresenta anche l’occasione per dimostrare di aver definitivamente archiviato il periodo negativo di tre sconfitte consecutive, mentre i bergamaschi cercano di ritrovare quella continuità che manca dal successo in Europa contro il Borussia Dortmund. La prima frazione di gioco si chiude dunque in perfetto equilibrio, con qualche brivido e diverse giocate interrotte sul più bello, lasciando presagire una ripresa in cui entrambi gli allenatori potrebbero cercare soluzioni diverse per sbloccare il risultato.
La spinta sulle fasce e la battaglia a centrocampo
Se l’Udinese prova a far male sfruttando la velocità di Zaniolo e la fisicità di Keinan Davis – quest’ultimo nel mirino di Hien che prima del match ne aveva elogiato le qualità – è sull’out di competenza di Sulemana che si concentrano le principali trame offensive dell’Atalanta, con il numero 7 che dimostra di meritarsi la maglia da titolare a discapito di Zalewski. Le sue scorribande costringono spesso la difesa ospite a operare in affanno, con il solo Kristensen a volte in grado di arginarne la spinta. Eppure, nonostante la mole di gioco e le sovrapposizioni di Raoul Bellanova, la squadra di Palladino non riesce a concretizzare, scontrandosi contro una retroguardia che, nonostante la presenza di un debuttante, riesce a mantenere le distanze e a chiudere gli spazi centrali, con Kabasele e Kristensen sempre attenti sulle incursioni di Scamacca e Samardzic.
La mediana vede Yunus Musah e Mario Pasalic alternarsi nella fase di interdizione e in quella di costruzione, ma sono i movimenti di Ekkelenkamp e Karlstrom a garantire all’Udinese una discreta copertura, costringendo spesso gli avversari a tentare la conclusione dalla distanza o a cercare il varco sugli esterni. Una tattica, quella friulana, che punta a reggere l’urto iniziale per poi colpire in ripartenza: un tentativo in questo senso, oltre a quello già citato di Ehizibue, arriva da un’imbucata centrale, ma la difesa atalantina, con Kossounou attento a chiudere su Davis, riesce a limitare i danni. La sensazione, a pochi minuti dall'intervallo, è che entrambe le squadre possano ancora alzare il ritmo, consapevoli che un episodio potrebbe rompere l’equilibrio.
L’esordio di Mlacic e le scelte di formazione
La decisione di Runjaic di lanciare il diciottenne Mlacic dal primo minuto rappresenta senza dubbio una delle note più interessanti di questa prima frazione, una scelta coraggiosa che testimonia la fiducia del tecnico tedesco nei confronti del proprio settore giovanile, ma che inizialmente porta con sé qualche inevitabile incertezza. Il laterale, chiamato a confrontarsi con la rapidità di Sulemana, accumula esperienza in fretta, imparando a proprie spese la durezza del confronto in massima serie dopo il giallo rimediato. Dall’altra parte, Palladino conferma la linea a tre con Kossounou, Hien e Kolasinac, dando continuità a un reparto che, nonostante qualche sbavatura come quella che ha portato al recupero di Ekkelenkamp, ha retto bene l’urto degli attaccanti avversari.
Mentre il cronometro scorre e la partita resta in bilico, si susseguono le giocate senza che nessuna delle due riesca a prevalere: buona la fase di schermo di Karlstrom su Scamacca, attenta la gestione delle seconde palle da parte di Piotrowski, mentre l’Atalanta cerca di alzare il baricentro con Pasalic inseritosi tra le linee. I duelli individuali, in questo contesto, diventano decisivi per spezzare l’equilibrio, ma al momento la solidità difensiva delle due squadre ha la meglio sulle trame offensive, in un primo tempo che ha offerto più intensità che nitide occasioni da gol, con le squadre che sembrano studiarsi in attesa di sferrare la stoccata decisiva nella ripresa.




