L'Atalanta la riprende con Scamacca, ma alla New Balance Arena finisce 2-2 contro l'Udinese
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Redazione Sport
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Ci sono partite che sembrano incanalarsi su un binario morto, e poi c'è la domenica dell'Atalanta, quella in cui il copione, scritto per larghi tratti dalla squadra di Kosta Runjaic, viene stracciato e riscritto in pochi, convulsi minuti. Alla New Balance Arena, nel ventottesimo turno del campionato di Serie A, la formazione di Raffaele Palladino ha offerto una prova in chiaroscuro che, se da un lato certifica la solidità nervosa del gruppo, dall’altro rischia di lasciare l’amaro in bocca per una rincorsa all’Europa che, numeri alla mano, si fa sempre più in salita. Perché se è vero che il 2-2 finale, raggiunto in extremis grazie a una doppietta di Gianluca Scamacca, profuma di impresa per come era maturato, è altrettanto vero che gli orobici hanno lasciato per strada due punti pesanti, complici un primo tempo opaco e qualche ingenuità di troppo dietro.
La partita, va detto, l’avevano messa sul binario giusto i friulani, sfruttando al meglio le armi a disposizione. Al 39’, un corner battuto da Nicolò Zaniolo, che per l’occasione faceva il ritorno a Bergamo da ex, trovava la testa di Thomas Kristensen: il difensore, libero sul secondo palo, schiacciava alle spalle di Marco Carnesecchi per il vantaggio ospite. Un colpo che tagliava le gambe a una Dea poco lucida e eccessivamente compassata nella manovra, incapace di pungere contro un’Udinese ordinata e cinica. Runjaic, poi, aveva studiato bene la lezione e nella ripresa, dopo appena dieci minuti dalla ripresa del gioco, ha piazzato il colpo che sembrava quello del ko: una mischia furibonda in area, con la palla che schizza da una parte all’altra, e Keinan Davis, con un sinistro a giro da posizione defilata, trova l’angolo lontano dove Carnesecchi non può arrivare.
A quel punto, con lo 0-2 e l’inerzia completamente dalla parte degli ospiti, la sensazione era quella di una serata storta, di quelle in cui provi a spingere ma non arrivi mai al tiro pulito. Invece, è qui che si è vista la differenza tra una squadra che prova a gestire e una che, invece, ha l’obbligo di provarci fino alla fine. Palladino ha gettato nella mischia forze fresche e, con il passaggio a due punte, la musica è cambiata radicalmente. Da una parte, l’Udinese, forse appagata o forse semplicemente troppo arretrata, ha smesso di pressingare; dall’altra, l’Atalanta ha alzato il baricentro, trovando prima il palo con lo stesso Scamacca e poi, al 75’, la rete della speranza: cross perfetto di Nicola Zalewski e colpo di testa dell’ariete italiano che non lascia scampo a Maduka Okoye.
Il gol, invece di rasserenare i bianconeri, li ha disuniti, e il pareggio è arrivato con la rapidità di un fulmine a ciel sereno. Appena quattro minuti più tardi, un errore in fase di impostazione dello stesso portiere nigeriano dell’Udinese, Okoye, ha innescato la terza azione consecutiva dei padroni di casa. La sfera è arrivata a Lazar Samardzic, la cui conclusione veniva respinta, ma sulla ribattuta, puntuale e letale, è arrivato ancora Scamacca, sempre di testa, a depositare in rete il definitivo 2. Una doppietta in cinque minuti che ha gelato i friulani e scatenato l’entusiasmo del pubblico di casa, un pubblico che ha creduto fino all’ultimo, forse anche nell’improbabile 3-2 che sarebbe potuto arrivare nel lungo recupero.




