Lazio, la bufera sul nuovo falconiere Garruto tra post nostalgici e insulti alla società

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aquila, simbolo potente e carico di storia che precede l’ingresso in campo della squadra, torna a far discutere, gettando un’ombra su una nomina che avrebbe dovuto riportare la tradizione dopo la rottura con il precedente falconiere. La scelta di Giacomo Garruto, presidente del parco natura di Formello, voluta fortemente dal presidente Claudio Lotito, si scontra infatti con un passato digitale scomodo, emerso con la rapidità tipica delle tempeste sui social network. Vecchi post, risalenti anche al 2018, sono stati riportati alla luce, mostrando un profilo privato che ora entra in stridente contraddizione con il ruolo pubblico e rappresentativo che Garruto è chiamato a ricoprire.

I post contestati

Quello che ha destato maggiore scalpore, al di là delle volgarità espresse nei confronti della stessa società che ora lo ha ingaggiato, è un messaggio di chiara matrice nostalgica, dove si leggeva, rivolgendosi al leader del ventennio, “Quanto manchi all’Italia Benito mio…”. Una dichiarazione, questa, che va ben al di là della semplice gaffe o di un gusto discutibile, toccando temi sensibili che riecheggiano pagine buie della storia nazionale. A ciò si aggiungono, in un mosaico di improvvidenza digitale, espressioni triviali contro i colori biancocelesti e una professione di fede calcistica per un club rivale, il Milan, che ha completato il quadro di una figura già controversa ancor prima del suo esordio ufficiale sulla pista dell’Olimpico.

Le implicazioni per la società

La Lazio, un club che nel corso della sua storia ha più volte dovuto fare i conti con frange estremiste della sua tifoseria e con simboli politici abusati in curva, si trova dunque a gestire una polemica del tutto autoinflitta. La mancata due diligence, o un controllo più approfondito del background del nuovo falconiere, appare come una negligenza che espone la società a critiche feroci, non solo per il contenuto dei post ma per la leggerezza con cui è stata gestita una figura così iconica. L’episodio rischia di offuscare il gesto di ripristinare una tradizione amata dai tifosi, trasformandolo in un nuovo capitolo di tensioni e di discussioni che travalicano l’ambito puramente sportivo.

Il contesto e il ruolo pubblico

Il falconiere della Lazio non è un semplice dipendente; è colui che, materialmente, presenta ai tifosi e al mondo l’animale-simbolo, incarnando visivamente lo spirito e i valori del club. In una città come Roma, dove la storia e la politica sono sempre intrecciate al calcio, ogni gesto assume un peso specifico, e la scelta di una figura legata a espressioni nostalgiche non può che essere letta come un messaggio, voluto o meno. L’incarico conferito a Garruto, pertanto, supera la semplice competenza tecnica nella gestione dei rapaci, investendo la sfera della rappresentanza e della percezione pubblica, che ora appare gravemente compromessa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.