Italia tutta d’oro al Cairo: il fioretto maschile batte Hong Kong, le ragazze superano la Francia e firmano il poker
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Redazione Sport
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Il Cairo, capitale egiziana spesso crocevia di competizioni internazionali, ha regalato all’Italia una domenica da incorniciare. Nella tappa di Coppa del Mondo di fioretto che si è chiusa sui piste della città africana, gli azzurri del ct Simone Vanni – lo stesso che guida entrambi i sestieri – hanno messo a segno una doppietta perfetta: vittoria sia nella prova a squadre maschile sia in quella femminile. Un’impresa che non lascia spazio a mezze misure, considerati i punteggi serrati e il valore degli avversari incontrati lungo il cammino. Gli uomini, con Guillaume Bianchi, Filippo Macchi, Tommaso Marini e Giulio Lombardi in pedana, hanno avuto la meglio su Hong Kong per 45-43 in una finale combattuta punto a punto, conquistando così il terzo successo stagionale nel circuito iridato. Un risultato, quest’ultimo, che conferma la solidità di un gruppo capace di gestire la pressione nei momenti decisivi.
Maschile, terzo sigillo stagionale: Hong Kong si arrende solo nel finale
La gara degli uomini ha avuto il suo apice nell’assalto decisivo contro Hong Kong, formazione tecnicamente molto attrezzata e mai doma fino all’ultima stoccata. I quattro italiani, alternandosi con una precisione quasi meccanica, hanno costruito il vantaggio nei primi tre parziali per poi subire il ritorno degli asiatici nel quarto assalto. Proprio lì, quando il margine sembrava ridursi a un soffio, è emersa la freddezza di Bianchi e Marini – due atleti abituati alle grandi occasioni – che hanno ristabilito le distanze. Il 45-43 finale fotografa un equilibrio sottile, spezzato però dalla maggiore lucidità azzurra negli ultimi trenta secondi. Per l’Italia maschile si tratta del terzo alloro in questa Coppa del Mondo 2025/2026, un dato che la colloca stabilmente tra le nazionali più temute del panorama mondiale. Nessun cedimento psicologico, nessuna sbavatura tattica: la vittoria è frutto di un lavoro di squadra rodato e di una preparazione che punta a non lasciare nulla al caso.
Femminile, poker da record: le azzurre non sbagliano un colpo
Pochi minuti dopo l’oro maschile, ecco il bis targato Dream Team femminile. Arianna Errigo, Martina Favaretto, Anna Cristino e Martina Batini hanno dominato la finale contro la Francia con un secco 45-40, firmando il quarto successo consecutivo in altrettante gare di Coppa del Mondo. Un poker che suona come un avvertimento per tutte le avversarie: l’Italia, accreditata della prima testa di serie, ha usufruito di un bye al primo turno per poi esordire agli ottavi liquidando Cina Taipei per 45. Nei quarti di finale è stata l’Ucraina a fare le spese della superiorità azzurra, sconfitta con un eloquente 40. In semifinale, pur senza particolari affanni, le ragazze hanno gestito il confronto con un’avversaria ostica – il nome non è trapelato dai referti ufficiali in nostro possesso – prima di incontrare la Francia nell’ultimo atto. Lì, la partenza sprint di Errigo e la continuità di Favaretto hanno messo il match sui binari giusti, con Cristino e Batini a chiudere i conti senza permettere alle francesi alcuna rimonta.
Una domenica da incorniciare per la scherma italiana al Cairo
L’Egitto, e in particolare Il Cairo, si conferma terreno fertile per le imprese della scuola italiana di fioretto. Le due squadre guidate da Simone Vanni – lo stesso tecnico che ha saputo amalgamare giovani e atlete più esperte – hanno dimostrato una capacità di reazione e una profondità di rosa che poche altre nazioni possono vantare. Da una parte i maschi, capaci di vincere tre prove su quattro nel circuito mondiale; dall’altra le ragazze, che non hanno ancora conosciuto la sconfitta in questa stagione 2025/2026. Quattro finali, quattro ori: un ruolino che parla da solo, senza bisogno di enfasi retoriche. Le pedane del Cairo hanno così restituito l’immagine di un movimento sano, competitivo e organizzato, dove ogni atleta – sia tra i titolari sia tra le riserve, come nel caso di Giulio Lombardi – ha dato il proprio contributo nei momenti chiave. E mentre gli organizzatori ripiegavano le bandiere, l’inno di Mameli è risuonato due volte nella stessa giornata: un segnale inequivocabile della forza di un gruppo che non molla mai la presa.




