Yacht in fiamme a Jesolo, il racconto del salvataggio: «Gridavano disperati, li abbiamo caricati uno a uno»
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Redazione Interno
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Domenica pomeriggio, al largo del lido di Jesolo, il tempo per valutare la situazione semplicemente non c'è stato. Il fumo che avvolgeva lo yacht di diciassette metri cresceva di minuto in minuto, rendendo evidente che non si trattava di un banale guasto. A parlare è Walter Bisiol, 44 anni, imprenditore della provincia di Padova e originario di Musile di Piave, che si trovava a bordo della sua imbarcazione di nove metri insieme alla famiglia quando ha visto la colonna di fumo nero alzarsi verso il cielo.
«Ci siamo avvicinati e alla fine li abbiamo caricati uno ad uno, con loro che pregavano di essere portati via il prima possibile. “Vi prego, prendeteci”, dicevano», ha raccontato l'uomo, descrivendo quei momenti di tensione in cui la paura e la disperazione si mescolavano al fumo acre dell'incendio.
L'avvistamento e il soccorso in mare
Inizialmente, quando Bisiol ha alzato lo sguardo e ha visto il fumo in lontananza, non si è allarmato più di tanto. È una circostanza che capita, quando si naviga, che i motori delle imbarcazioni più datate emettano fumi scuri, così come spesso accade che l'allarme si riveli poi un falso allarme. Tuttavia, mentre il gruppo rientrava dalla Croazia verso la Marina di Cavallino, la situazione è precipitata in fretta.
«Osservando meglio abbiamo notato che l'imbarcazione faceva manovre anomale, dava l'idea che a bordo non ci si preoccupasse molto della direzione di navigazione», ha spiegato Bisiol al Corriere del Veneto. Avvicinandosi, il quadro è diventato drammatico: le dieci persone che erano a bordo dello yacht si erano rifugiate tutte a prua, sbracciandosi e gridando aiuto in preda al panico, mentre la prua stessa iniziava a essere lambita dalle fiamme.
Le operazioni di salvataggio e il bambino a bordo
A bordo dello yacht, un Posillipo Tecnema varato circa quarant'anni fa e ormeggiato al porto turistico Marina del Cavallino, i passeggeri avevano già tentato di domare l'incendio con i propri estintori, ma senza alcun risultato. L'equipaggio della barca di Bisiol ha quindi lanciato i propri estintori, che sono stati prontamente utilizzati nel vano tentativo di arginare le fiamme, ma la vetroresina con cui è costruito lo scafo, come spesso accade, si è rivelata un combustibile implacabile, trasformando la barca in una sorta di torcia in pochi istanti.
«La priorità assoluta è stata mettere al sicuro il bambino di undici anni, che tra l'altro non sapeva nuotare», ha sottolineato Bisiol nel corso del racconto. La situazione era resa ancora più complessa dalla presenza del piccolo, che era stato tra i primi a notare la fiamma partita da uno dei locali della barca, e di una giovane che si sentiva male. Il gruppo ha lavorato come una squadra, agganciando lo yacht e facendo salire i naufraghi uno ad uno sulla propria imbarcazione mentre, con la radio, venivano allertati i soccorsi.
L'ultimo a lasciare lo yacht è stato il comandante, Giorgio Viezzer, che per un po' si è rifiutato di abbandonare la sua imbarcazione, continuando a cercare di governarla finché non è stato costretto a rinunciare.
L'affondamento e le operazioni di bonifica
Una volta che tutti i passeggeri sono stati messi in salvo, la priorità è stata allontanarsi dal relitto, ormai in fiamme e pericolosamente vicino all'esplosione. Quindici minuti dopo che si erano allontanati, lo yacht era ormai un rottame mezzo sommerso. La Guardia Costiera, che aveva seguito le operazioni via radio, ha coordinato la fase successiva, dando indicazione a Bisiol di sbarcare sul molo della Guardia Costiera vicino al faro di Cavallino.
Contestualmente, la Capitaneria di Porto ha attivato il piano locale di emergenza per tutelare l'ambiente marino dal rischio di sversamento di gasolio.
L'imbarcazione, ora adagiata a circa sette metri di profondità a un chilometro e mezzo dalla costa, è al centro di un complesso intervento di recupero che vedrà nei prossimi giorni l'impiego di sommozzatori e di un'unità navale specializzata della società Castalia, concessionaria del Ministero, per il posizionamento di panne assorbenti idrofobe, al fine di contenere eventuali fuoriuscite di carburante e limitare i danni all'ecosistema.
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