Scade l'ultimo trattato sul disarmo nucleare. Mosca: "Pronti per la nuova realtà. Mondo in pericolo"
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Redazione Esteri
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Mancano due giorni allo scadere del Trattato New Start, l’ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari ancora in vigore tra Russia e Stati Uniti. E, a meno che le due parti non raggiungano un’intesa all’ultimo minuto, per la prima volta in oltre mezzo secolo, non ci saranno più vincoli sugli arsenali nucleari strategici a lungo raggio per le due superpotenze. «Questo è un nuovo momento, una nuova realtà – siamo pronti ad affrontarla», ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo, durante una visita di stato in Cina, delineando un orizzonte in cui il controllo dei due maggiori stock atomici al mondo sarebbe affidato alla sola volontà politica delle rispettive capitali, con tutto ciò che ne consegue.
Un orologio che si avvicina alla mezzanotte
Ottantacinque secondi alla mezzanotte. L’avanzamento, martedì scorso, delle lancette del Doomsday Clock da parte del Bulletin of the Atomic Scientists – che da decenni segnala metaforicamente la vicinanza a una catastrofe nucleare globale – non appare dunque un’esagerazione, bensì un riflesso di una tensione palpabile. Il trattato, che dal 2010 fissa a 1550 il numero massimo di testate atomiche schierabili da ognuna delle due nazioni su sottomarini, missili intercontinentali e bombardieri, rappresenta infatti un baluardo ormai consunto, destinato a sgretolarsi senza un gesto risolutivo. Da una parte Mosca, che pure aveva proposto un’estensione di un anno, ha chiarito di non voler intraprendere ulteriori iniziative prima della fatidica data; dall’altra Washington, con il presidente Trump nuovamente alla guida, punta apertamente all’elaborazione di un nuovo accordo, in una partita dai tempi dilatati e dagli esiti tutt’altro che scontati.
L'allarme lanciato dal Cremlino
Il portavoce del Cremlino ha lanciato un monito preciso, sostenendo che tra pochi giorni il mondo potrebbe ritrovarsi in «una situazione più pericolosa di quella attuale», una frase che riecheggia le inquietudini di un’epoca che sembrava archiviata. Il quadro che emerge, infatti, è quello di una possibile deriva verso una competizione strategica completamente libera da regole, dove il conteggio delle testate e la verifica degli schieramenti tornerebbero a essere materia di stime e sospetti, alimentando una corsa agli armamenti della quale si intravedono già, in controluce, i primi preoccupanti segnali. Una dinamica che rischia di minare alle fondamenta la già precaria architettura della sicurezza internazionale, lasciando che le ombre lunghe della Guerra Fredda, le cui memorie sono ancora vividamente narrate da certe cronache nere del passato, si proiettino sul presente con rinnovata intensità.
Lo stallo negoziale e i suoi rischi
Lo stallo, sebbene dipinto dalle diplomazie come un momento transitorio, porta con sé il peso di un vuoto giuridico senza precedenti recenti, che potrebbe offuscare la trasparenza e innalzare il livello di allerta degli stati maggiori. L’assenza di limiti codificati, unita alla fine delle attività di ispezione reciproca previste dal New Start, renderebbe molto più complessa qualsiasi valutazione delle intenzioni reali dell’altro, aprendo la strada a fraintendimenti potenzialmente catastrofici. Mentre gli arsenali continuano a esistere, anzi a essere modernizzati, la loro gestione si troverebbe relegata in una zona d’ombra fatta di comunicati e dichiarazioni unilaterali, un terreno minato dove un singolo incidente o una provocazione male interpretata potrebbe avere sviluppi imprevedibili. La posta in gioco, dunque, non è meramente tecnica o numerica, ma tocca il cuore stesso della stabilità globale.




