Il Tesoro colloca 4 miliardi tra Btp e Btpei, volano i rendimenti del biennale al 2,89 per cento
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Redazione Economia
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L’asta dei titoli di Stato andata in scena il 25 marzo ha restituito l’immagine di un mercato che continua a scontare le tensioni internazionali, con il rendimento del Btp biennale che ha toccato un nuovo picco, attestandosi al 2,89 per cento. Il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’operazione di rifinanziamento del debito, ha piazzato complessivamente 4 miliardi di euro tra due diverse linee: il tradizionale Btp a breve scadenza e l’emissione di un Btp€i quinquennale, legato all’inflazione europea. L’effetto principale, leggibile nei dati diffusi dal Tesoro, è stato un netto incremento dei tassi di interesse offerti per attirare la domanda degli investitori, un fenomeno che ricalca l’andamento dei mercati obbligazionari europei, scossi dalle possibili ripercussioni del quadro geopolitico sui prezzi energetici e sulle aspettative di inflazione.
L’asta del biennale, domanda sostenuta ma costo alle stelle
Il dettaglio dell’operazione evidenzia come il segmento a breve durata sia stato quello più sensibile alla volatilità. Per il Btp con scadenza 28 febbraio 2028, caratterizzato da una cedola del 2,2 per cento, il Tesoro ha offerto un importo massimo di 2 miliardi di euro, ricevendo richieste per 3,553 miliardi. Questo flusso, tradotto in un rapporto di copertura di 1,78, ha confermato un interesse ancora vivace da parte degli operatori, sebbene il prezzo di aggiudicazione – fissato a 98,76 – abbia riflesso la necessità di adeguare il rendimento al rialzo. Il tasso lordo effettivo per gli acquirenti è stato così fissato al 2,89 per cento, con una variazione di ben 73 punti base rispetto all’asta precedente del 24 febbraio. L’importo complessivo in circolazione di questo specifico Titolo, va ricordato, sale ora a 8,4 miliardi di euro, dopo il collocamento dei 2 miliardi andati a ruba, sebbene a un costo per l’emittente in decisa ascesa.
Btp€i a 5 anni, la protezione dall’inflazione paga un premio più alto
Parallelamente, il Mef ha proceduto al collocamento di un Btp€i a 5 anni, la cui emissione risale al 27 giugno 2025 e che andrà a scadere il 15 agosto 2031. In questo caso, l’importo massimo offerto era fissato a 1 miliardo di euro, mentre le sottoscrizioni hanno raggiunto quota 1,671 miliardi, generando un rapporto di copertura di 1,67. Il prezzo di aggiudicazione, pari a 100,68, ha tradotto un rendimento lordo dello 0,97 per cento, in aumento di 13 punti base rispetto all’asta precedente. Si tratta di un segnale coerente con la dinamica dei tassi reali: trattandosi di un titolo indicizzato all’inflazione dell’area euro (il coefficiente di indicizzazione fornito è pari a 1,00143), l’incremento del rendimento suggerisce un aggiustamento delle aspettative degli investitori, i quali hanno richiesto un premio maggiore per detenere il debito pubblico italiano, anche nella versione protetta dal carovita. L’importo totale in circolazione di questa tranche sale così a 10,95 miliardi di euro.
Le dinamiche dell’asta marginale e il peso del contesto esterno
La modalità d’asta marginale utilizzata per entrambi i titoli, lo si evince dalle schede tecniche, ha permesso di definire il prezzo di aggiudicazione all’ultimo punto di domanda soddisfatta, accentuando la trasparenza sull’effettiva tensione registrata in fase di collocamento. L’ammontare complessivo richiesto per i due strumenti, che sommava oltre 5,2 miliardi a fronte di un’offerta massima di 4 miliardi, ha costretto il Tesoro a selezionare le proposte, pur dovendo accettare un costo del denaro in forte progressione rispetto al mese precedente. Il balzo del rendimento sul biennale – passato in poche settimane dal 2,16 per cento circa al 2,89 per cento – rappresenta la variabile più evidente di questa tornata, in un contesto dove la percezione del rischio legato alla congiuntura internazionale condiziona le scelte di allocazione dei capitali sui titoli sovrani dell’area mediterranea.
Numeri e coordinate dei titoli collocati
Le coordinate tecniche delle emissioni offrono un quadro preciso delle operazioni: per il Btp biennale, il codice Isin è IT0005692410, con data di regolamento fissata al 27 marzo 2026; per il Btp€i quinquennale, il codice Isin è IT0005657348, con la stessa data di regolamento. Sul fronte dei volumi, l’importo minimo offerto per il biennale era fissato a 1,75 miliardi – soglia ampiamente superata dalla richiesta effettiva – mentre per il titolo indicizzato l’importo minimo era di 750 milioni. L’operazione complessiva, pur raggiungendo l’obiettivo di copertura del fabbisogno, ha dunque scontato un costo d’esercizio in decisa accelerazione, un segnale che gli analisti interpreteranno come un adeguamento obbligato alle condizioni di mercato, nelle more delle prossime mosse della politica monetaria europea.




