Il verdetto dell'Ariston e il dopo-Festival fra nuovi impegni e passaggi di testimone
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con la proclamazione del vincitore, la settanta-seiesima edizione del Festival di Sanremo, l'ultima condotta da Carlo Conti, ha ufficialmente chiuso i battenti lasciando dietro di sé, com'è consuetudine, una scia di progetti discografici e un fittissimo calendario di impegni dal vivo per i trenta big che ne hanno animato le serate. La kermesse, che ha visto trionfare Sal Da Vinci con il brano "Per sempre sì", ha delineato non solo una classifica, dalla quale emergono i secondi classificati Sayf e i terzi Ditonellapiaga, con Arisa e il duo Fedez-Masini a completare la cinquina finale, ma ha anche offerto lo spunto per una serie di considerazioni sul fronte degli ascolti e sui meccanismi di voto che hanno caratterizzato questa edizione.
Un successo partigiano e un testamento artistico
Se il podio è stato occupato da nomi che hanno saputo interpretare al meglio il gusto del pubblico e delle giurie, un interessante spiraglio sul dietro le quinte della competizione è offerto da un sondaggio informale condotto fra gli stessi artisti in gara, ai quali è stato chiesto di indicare, a prescindere dalle preferenze ufficiali, chi avrebbe meritato la vittoria secondo il loro personalissimo parere. Ne è emerso un quartetto di favoriti composto da Fedez e Marco Masini, sostenuti da quindici colleghi, e a seguire Sal Da Vinci, Serena Brancale con nove preferenze ciascuno e Ditonellapiaga ferma a otto; un responso, questo, che fotografa quasi fedelmente la cinquina dei finalisti, con la sola eccezione rappresentata dalla presenza di Serena Brancale al posto di Arisa, la quale, ed è un dato che fa riflettere, è stata indicata soltanto da due dei ventuno artisti che hanno partecipato al sondaggio, segno di come talvolta il favore della giuria tecnica e del pubblico da casa possa discostarsi dalle dinamiche interne alla concorrenza.
Parallelamente alla gara, l'attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati si è già spostata sui progetti futuri dei protagonisti, e in questo senso l'elenco degli appuntamenti post-festival si preannuncia particolarmente nutrito. Si snoderà per tutta l'estate e oltre, quella che viene definita la "coda lunga" di Sanremo, fatta di nuovi album in uscita e di un'intensissima attività live che toccherà l'intera penisola con una menzione speciale per le regioni di Puglia e Basilicata. Fra le tappe già fissate spicca, a Titolo di esempio, quella di Arisa, la quale il prossimo 17 aprile pubblicherà l'album "Foto Mosse" per poi intraprendere un tour che la vedrà esibirsi a maggio a Roma e Milano, con una successiva data prevista per il 2 dicembre presso il Palatour di Bitritto; un programma, il suo, che testimonia come la partecipazione al Festival, al di là del piazzamento ottenuto, rappresenti sempre un volano fondamentale per l'intera carriera di un artista.
L'analisi di un passaggio: il testimone a De Martino
L'edizione del 2026 resterà negli annali non solo per la vittoria di Sal Da Vinci ma anche per un gesto dal forte valore simbolico e mediatico che si è consumato sul palco dell'Ariston durante la serata finale. Carlo Conti, in un passaggio di consegne senza precedenti nella storia della manifestazione, è sceso in platea per raggiungere Stefano De Martino, seduto fra il pubblico, annunciandolo ufficialmente come il conduttore e il direttore artistico del Festival del 2027. Un momento carico di emotività, quello vissuto dal trentaseienne di Torre Annunziata, il quale ha raccolto il testimone da Conti parlando di "onore vero" e di "gesto di generosità non scontato", mentre il pubblico in sala e quello da casa assistevano a quello che è parso a tutti gli effetti un passaggio d'epoca per la kermesse canora italiana, suggellato dall'abbraccio fra i due e dalla promessa del neo-direttore artistico di tenere "testa bassa e pedalare".
Ma l'ultima notte del Festival targato Conti è stata anche l'occasione per tirare le somme di un'edizione che, sul piano degli ascolti, ha presentato un andamento a tratti altalenante. Se da un lato si registra un leggero calo del pubblico over 65, dall'altro i dati forniti da Auditel raccontano di una media di 9.161.000 spettatori con uno share del 59% per le prime tre serate, un risultato che, seppur in chiaroscuro, viene giudicato più che buono dagli analisti, con la serata delle cover che ha fatto segnare un picco di 10,6 milioni di spettatori medi, confermandosi come l'appuntamento più gettonato della settimana. La terza serata, in particolare, con il 60,6% di share, ha addirittura superato il dato dell'edizione precedente, piazzandosi come la migliore per una terza puntata di un festival strutturato su cinque serati dall'edizione del 1990, a dimostrazione di come la formula proposta da Conti abbia comunque saputo mantenere alta l'attenzione del pubblico, nonostante un contesto televisivo in continua evoluzione.




