Il dopo-Festival a ‘Domenica In’ tra numeri record, una bufera giudiziaria per Ditonellapiaga e la provocazione in diretta di Fulminacci con una banana

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il lunedì che segue la settimana del Festival di Sanremo porta con sé, immancabilmente, la conta degli ascolti e la ridda di commenti su quanto accaduto nel salotto televisivo di Mara Venier, approdato puntualmente sul palco dell’Ariston per il tradizionale appuntamento di ‘Domenica In’. La puntata di domenica 1° marzo, che ha sancito l’epilogo della kermesse canora, ha fatto registrare dati sbalorditivi, confermando il traino formidabile esercitato dalla manifestazione: si è parlato di picchi superiori al 40 per cento di share, con un pubblico che in alcuni momenti ha superato abbondantemente i cinque milioni di telespettatori, un risultato, questo, che assume contorni ancora più marcati se si analizza il dato relativo al target femminile tra i 24 e i 35 anni, dove la percentuale di chi era sintonizzato ha sfiorato in taluni fr frangenti il 63 per cento.

Il caso Ditonellapiaga e l’ombra di una polemica legale

Tra i protagonisti che hanno sfilato davanti alle telecamere di ‘Zia Mara’ c’era anche Ditonellapiaga, reduce dal terzo posto ottenuto con il brano “Che fastidio!”, un pezzo che la cantante ha riproposto nel corso della trasmissione. La sua partecipazione, però, è stata inevitabilmente segnata dalle polemiche dei giorni precedenti, quelle scatenate dall’annuncio di una potenziale azione legale da parte dell’organizzazione di Miss Italia. Una querelle, quella con il concorso di bellezza, nata dall’intenzione di Ditonellapiaga di intitolare il suo prossimo album “Miss Italia” e di includervi un omonimo brano, il cui testo, a detta dell’organizzazione, conterrebbe espressioni lesive. La circostanza, resa paradossale dal fatto che il disco non è ancora stato pubblicato e che la canzone, di conseguenza, non è stata ancora ascoltata da nessuno, ha gettato un’ombra sulla sua settimana sanremese, costringendo l’artista a difendersi in conferenza stampa chiarendo il senso personale e introspettivo del suo lavoro, lontano da ogni intento denigratorio.

La provocazione di Fulminacci e la consapevolezza del playback

Se Ditonellapiaga ha dovuto fare i conti con una vicenda giudiziaria dai contorni ancora tutti da definire, l’ospitata di Fulminacci ha offerto uno spaccato diverso, più leggero ma non meno significativo, del rapporto tra musica e televisione. Il cantautore romano, premiato con il riconoscimento della critica per il suo brano “Stupida sfortuna”, si è presentato nello studio dell’Ariston per la sua esibizione e, con un gesto ironico e al tempo stesso dissacrante, ha letteralmente sostituito il microfono con una banana, cantando a tempo e in perfetta sincronia con la base preregistrata. Una scelta, questa, che il cantante ha voluto motivare con un riferimento diretto alla copertina del suo singolo, sulla quale compare proprio il frutto in questione, ma che è apparsa a molti come una presa di posizione, sottile e garbata, nei confronti della pratica del playback, così diffusa in certe trasmissioni televisive e così lontana dalla dimensione autentica della performance dal vivo, sebbene lo stesso Fulminacci abbia poi minimizzato, parlando ironicamente di essere “svociato”.

La lunga diretta di ‘Domenica In’ ha quindi rappresentato, come da tradizione, il momento del congedo, l’ultimo saluto al Festival e ai suoi interpreti. Attorno al teatro, la folla di appassionati e curiosi ha continuato ad assiepare gli spazi antistanti l’Ariston, in particolare la porta carraia di via Roma e l’ex Galleria degli Artisti, punti nevralgici da cui i cantanti, uscendo dall’hotel Globo, si accingevano a varcare la soglia del teatro per l’ultima volta in questa edizione. Un viavai incessante di artisti, conduttori e opinionisti che ha trovato la sua naturale conclusione nel salotto di Mara Venier, dove accanto alla musica e alle interviste, hanno trovato spazio anche piccoli gesti di ironia consapevole e, sullo sfondo, le prime avvisaglie di quelle controversie che, talvolta, il Festival si lascia dietro come un’eco destinata a prolungarsi ben oltre lo spegnersi delle luci dell’Ariston.

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