Banche e governo, Patuelli critica la tassa sugli utili straordinari
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Redazione Economia
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Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha espresso forti perplessità riguardo al contributo straordinario che il Governo ha deciso di applicare a banche e compagnie assicurative all'interno della manovra economica. Patuelli, intervenendo pubblicamente, ha ricordato come gli istituti di credito siano già attivi con una serie di iniziative a carattere sociale, specialmente in circostanze di grave emergenza nazionale, quelle in cui la solidarietà diventa un dovere civico prima ancora che un atto di generosità. Ha poi aggiunto, con tono deciso, che la pressione fiscale sui ricavi lordi del settore bancario supera già, e di molto, la soglia del cinquanta per cento, un dato che di per sé parla chiaro sulla mole di risorse che già confluiscono annualmente nelle casse dello Stato.
L'impatto economico della manovra
Secondo un'analisi dettagliata condotta dal Centro studi di Unimpresa, la quale si basa sulle tabelle ufficiali del disegno di legge di bilancio depositato in Senato, l'impatto complessivo sul sistema creditizio italiano nel triennio 2026-2028 ammonterebbe a circa 9,5 miliardi di euro. Di questi, una parte cospicua si concentrerebbe nei primi due esercizi, con un prelievo di 3,9 miliardi sia per il 2026 che per il 2027; solo successivamente, nel 2028, l'effetto finanziario si attenua fino a toccare 1,6 miliardi. Si tratta di cifre ingenti, che sollevano interrogativi sulla sostenibilità di un simile carico per un settore che, sebbene abbia registrato utili robusti, deve anche fare i conti con le fragilità strutturali di un'economia non ancora completamente stabilizzata.
Il dibattito sull'equità del prelievo
La scelta di tassare gli utili cosiddetti "eclatanti" degli istituti bancari, come è stato osservato in alcuni commenti, sembra trovare un certo favore nell'opinione pubblica, la quale, negli ultimi tempi, guarda al mondo finanziario con un sentimento di diffidenza, assai diverso da quello che caratterizzava un'epoca in cui le banche erano percete principalmente come enti per la raccolta del risparmio e la gestione del credito. D'altro canto, c'è chi sostiene che un contributo del genere sia non solo giustificabile ma anche ragionevole, specialmente se finalizzato a un obiettivo di equità sociale come l'alleggerimento del carico fiscale per il ceto medio, una fascia della popolazione che ha sofferto particolarmente gli effetti dell'inflazione e della crisi energetica.
La questione della presenza territoriale
Un ulteriore elemento di riflessione, strettamente connesso alla discussione sulla nuova imposta, è il fenomeno della cosiddetta desertificazione bancaria, ovvero la progressiva chiusura di filiali in molte aree del paese, soprattutto quelle periferiche o a bassa densità abitativa. Per contrastare questa tendenza, che priva cittadini e piccole imprese di servizi essenziali, si è parlato dell'utilità di strumenti come la creazione di classifiche di sostenibilità e l'istituzione di Osservatori regionali, i quali avrebbero il compito di monitorare costantemente l'accessibilità ai servizi finanziari, garantendo che il ritiro fisico degli sportelli non si traduca in un abbandono di intere comunità.




