Il mondiale del broncio: Verstappen e quella stoccella al regolamento tra ironia e Mario Kart
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Redazione Sport
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Sarà pure un campione del mondo per quattro volte, e forse anche per questo il suo malumore pesa come un macigno sulle sorti del circus. Max Verstappen, dopo un debutto australiano concluso con un anonimo sesto posto, non ha alcuna intenzione di mandare giù il nuovo corso della Formula 1. Il prossimo appuntamento è in Cina, sul tracciato di Shanghai, ma l’umore dell’olandese sembra essere rimasto impantanato nelle sabbie mobili del ritardo della sua Red Bull. La nuova stagione, quella delle rivoluzionarie power unit e dell’aerodinamica riscritta, doveva essere un banco di prova affascinante; per lui, invece, si sta rivelando un esercizio di frustrazione continua, al punto che alla vigilia del Gran Premio ha scelto l’arma del sarcasmo per descrivere la sua preparazione. In conferenza stampa, con un sorriso che non nascondeva del tutto il fastidio, ha raccontato di aver trovato una soluzione più economica e divertente per allenarsi in attesa di scendere in pista: ha rimpiazzato il simulatore di guida, strumento ormai irrinunciabile per qualsiasi pilota, con una console Nintendo Switch e una buona dose di Mario Kart. Una battuta, certo, ma di quelle che fotografano un disagio profondo e ormai palpabile.
La ricerca dei funghi, ha scherzato il portacolori della Red Bull, procede piuttosto bene, mentre il guscio blu, quell’arma spietata del videogioco che azzera i vantaggi, è ancora un avversario ostico da padroneggiare. È il suo modo, diretto e senza filtri, per dire che il prodotto attuale non lo diverte, che la gestione maniacale dell’energia e la guida “a comando”, obbligata dai nuovi regolamenti, hanno snaturato l’essenza della competizione. Non a caso, il suo sesto posto di Melbourne porta con sé un retrogusto amaro che nulla ha a che vedere con la prestazione in sé – tutto sommato una bella rimonta dal fondo dello schieramento – ma con la sensazione di guidare qualcosa di alieno, lontano anni luce da quella lotta al limite che lo ha reso grande. E mentre i riflettori si accendono sul fine settimana di Shanghai, il quattro volte iridato ha già spostato lo sguardo altrove, verso orizzonti motoristici diversi, come la 24 Ore del Nürburgring a cui parteciperà a maggio, sognando in futuro la gloria di Spa e Le Mans.
Un malcontento che non si placa e un futuro da chiarire
Non è la prima volta, e probabilmente non sarà l’ultima, che Verstappen alza la voce contro le scelte della Federazione. Tuttavia, in questo avvio di campionato, la sua critica appare più radicale e meno contingente al semplice risultato. Il problema, a sentire lui, non è solo la competitività della monoposto – sebbene ammetta che il ritardo dai migliori sia equamente diviso tra telaio e motore – ma la filosofia stessa che guida la nuova Formula 1. Il fatto di dover dosare l’energia come fossero riserve di ossigeno, di non poter spingere al massimo nei tratti guidati per paura di rimanere a secco di batteria in rettilineo, trasforma la guida in un esercizio matematico più che in un’esplorazione dei limiti del mezzo. E lui, che di professione fa il pilota e non il calcolatore, questa cosa non la digerisce. Lo ha ribadito con chiarezza: il piacere di guidare queste vetture è ai minimi storici, un sentimento che lo pone in netta contrapposizione con la voglia di lavorare fianco a fianco con i tecnici e gli ingegneri del suo team, aspetto che invece continua ad apprezzare.
La posizione della Federazione e il confronto con i colleghi
Il nervosismo dell’olandese, peraltro, non è un isolato capriccio da primadonna. Nel paddock c’è fermento e, mentre Verstappen ironizza sui funghi di Super Mario, altri piloti provano a inquadrare il problema con una lucidità altrettanto preoccupante. Fernando Alonso, ad esempio, ha parlato di una sfida completamente diversa rispetto al passato, in cui certe curve mitiche non rappresentano più un test per il coraggio del pilota ma semplicemente un tratto dove ricaricare le batterie. Lando Norris, dal canto suo, ha spiegato come la differenza la si faccia ancora, ma gestendo l’unità motoria in modo ottimale e non spremendo ogni decimo dalle proprie capacità in curva. È una sottigliezza tecnica che cambia radicalmente lo sport. Charles Leclerc, pur ammettendo di aver trovato divertenti i duelli con Russell in Australia, ha confermato che in qualifica la musica è ben diversa e molto meno piacevole, con quel fenomeno del “clipping” che taglia le gambe alla prestazione. Insomma, il malessere è diffuso, anche se nessuno lo esprime con la pungente ironia del campione della Red Bull.
I colloqui con i vertici e la speranza di un cambiamento
Nonostante il broncio perenne e le frecciate a mezzo stampa, Verstappen non ha chiuso la porta in faccia a nessuno. Anzi, nelle stesse ore in cui scherzava sul suo nuovo metodo di allenamento, ha rivelato di essere in contatto diretto con la FIA e con i vertici della Formula 1 per cercare una soluzione condivisa. Lui stesso ha tenuto a sottolineare di non voler abbandonare la categoria, quasi a voler spegnere sul nascere le voci di un possibile addio prematuro, ma la condizione per restare è una e una sola: che le cose cambino e in fretta. Le discussioni in corso, ha lasciato intendere, vanno nella direzione di migliorare lo spettacolo e la guidabilità delle monoposto, magari già a partire dalla prossima stagione. In attesa di novità concrete, però, il quattro volte iridato si tiene strette le sue “distrazioni positive”, quelle corse in GT o nei prototipi che gli restituiscono il gusto genuino di stare in macchina. Un paradosso non da poco: il dominatore dell’era recente della Formula 1 cerca altrove quelle emozioni che il circus fatica a garantirgli.




